“Il Figlio vi farà liberi”

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13 maggio 2020

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 8,31-51 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 31Gesù allora disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; 32conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». 33Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: «Diventerete liberi»?». 34Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. 35Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. 36Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. 37So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. 38Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». 39Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. 40Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l'ha fatto. 41Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». 42Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. 43Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. 44Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c'è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. 45A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. 46Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? 47Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».  48Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». 49Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. 50Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. 51In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno».


C’è modo e modo di essere figli e farsi eredi, di portare un nome e un’eredità, di divenirne responsabili. Se qui il dialogo si svolge tra Gesù e “i giudei che avevano aderito a lui”, questa pagina evangelica viene a interpellare tutti coloro che, accordandogli fiducia, si lasciano provocare dalla sua parola. Perché anche oggi, anche per noi, c’è modo e modo di appropriarsi di un’identità, di vivere un’appartenenza, di richiamarsi a una tradizione.

Il vangelo ci pone innanzi l’unica verità che può liberarci. Noi lasciamo che questo interroghi le nostre verità che non liberano?

Gesù affronta con vigore chi si è arroccato sulle sue verità. Talvolta può sembrare scorretto nei confronti dei suoi avversari, ma non è mai gratuitamente “contro”, è sempre gratuitamente “per” (questo gratuitamente gli costerà la vita…). Non lo fa contro questi giudei o contro di me, ma contro ciò che ci minaccia, come fa un sapiente medico, alleato del malato e non suo avversario: affonda la lama della Parola nella nostra carne per scoprire presunte “verità” che ci ingannano e ci fanno stare male.

Ci sono verità che non liberano e nell’ora della crisi si rivelano inconsistenti. Verità che accogliamo in modo acritico o ci costruiamo poco a poco, sulle quali proiettiamo la nostra riuscita mondana o che idolatriamo perché ci sembra di non avere altro cui aggrapparci per stare al mondo… ebbene, proprio queste rischiano di chiuderci definitivamente alla verità di Cristo che, il nostro mondo, vuole spalancarlo.

Non sappiamo definire compiutamente la verità, perché più che un concetto è una condizione nella quale ci si trova oppure no, ciò su cui si sta saldi in piedi da figli o che si calpesta con la menzogna diventata abito mentale di schiavi (cf. v. 44). Quel che sappiamo è che su di essa non abbiamo presa, poiché non coincide con la mia o con la tua, con ogni “verità” che non si lasci liberare e ricollocare nel più ampio orizzonte dell’amore del Padre che abbraccia tutti.

La verità che proclamo non è tale se non onora nei fatti l’unico Signore, sottraendo vita agli altri e asservendoli alla mia visione della realtà. La verità del vangelo è infatti la realtà come Dio la vede, quale l’ha voluta e rivelata in Gesù. Verità di un amore che è uno per tutti, si dona a ciascuno senza distinzioni, non legittima ingiustizie e denuncia la logica dei potenti perché non può farsi complice delle discriminazioni di chi cerca la propria gloria (cf. v. 49). Verità che rimane nascosta a chi vede solo la propria, ma che di per sé non si nega a nessuno e continua a offrirsi anche a chi, non potendola sopportare, si presta ad azioni che rivelano una paternità “diabolica” (cf. anche Gv 6,70) perché dividono, contrastano l’azione del Dio Uno, il Dio di Abramo, il Padre.

Non è sufficiente ritenersi discendenti di Abramo per essere figli. È l’agire a mostrare di chi si è figli. Anzi, nascondersi e chiudersi dietro il richiamo a un grande padre o una nobile tradizione rischia di divenire aggressione nei confronti di chi, come Gesù, ha il coraggio di interrogare questa appartenenza (cf. vv. 37.40).

In effetti, c’è un modo di rifarsi ai padri nella fede che è secondo verità e conduce alla libertà, e un modo di appropriarsene che è mortifero per sé e per gli altri. La Pasqua ci salvi anche da questo.

fratel Fabio