“Basta mettersi al fianco, invece di stare al centro”

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15 maggio 2020

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 12,32-40 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 32Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno. 33Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. 34Perché, dov'è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. 35Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; 36siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. 37Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. 38E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro! 39Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. 40Anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo»


“Pacomio, Pacomio, la volontà di Dio per te è di servire la stirpe degli uomini per unirli a lui”: ecco in estrema sintesi la vocazione di Pacomio, monaco del deserto egiziano, “padre di ogni santa koinonia”. Da giovane militare è impressionato dai gesti gratuiti di misericordia di alcuni cristiani. Impara da loro che cosa significa servire e farà del servizio il motore dell’itinerario cenobitico che traccerà. È la carità fraterna, l’amore reciproco, il servizio vicendevole, ciò che fonda la comunità, ciò che la tiene in vita, ciò a cui essa costantemente è richiamata, qualsiasi sia la forma che essa assuma.

La pagina evangelica di oggi ci offre una segnaletica luminosa che ci guida verso una vita intrecciata di servizio. Non si tratta di compiere chissà quali grandi imprese o opere di eccelsa e ostentata filantropia. All’origine del servizio non c’è la smania di protagonismo ma la gratuità del Padre che fa dono di sé al “piccolo gregge”, uno sparuto numero di pecore, amate dal Pastore buono. Il piccolo gregge è invitato a non temere nulla, a condividere, a essere pronto, in un’attesa attiva e bruciante del ritorno del Figlio dell’uomo.

Non temere. Non aver paura di essere quel che sei: piccolo, piccola, fragile. Non lasciarti angosciare dal passato che già affonda nella misericordia del Padre, non angustiarti per un futuro che non ti appartiene. Il godurioso della grandezza ha paura della sua verità ultima, fa sfoggio del suo ipotetico maestoso passato, è ossessionato dalla gloria a venire, è poliglotta della vanità, cerca adulatori servizievoli e asserviti. Ma il servizio, il farsi servo, non è sfoggio di potenza né servilismo piegato al più forte. È chinarsi sull’altro e per farlo “basta mettersi al fianco, invece di stare al centro”, come dice una splendida canzone di Simone Cristicchi.

Vendere e donare. È giunta l’ora di anticipare un nuovo mondo, di ridisegnare un nuovo modo di interagire con gli altri, di progettare un nuovo stile di convivenza, basato sul principio del non arricchirsi, del non accumulare per sé ma del condividere con chi non ha. Il Vangelo di Gesù è e sarà sempre pungente ed esigente su questa opzione fondamentale per i poveri e noi sempre in deficit di comprensione e con la tentazione perenne di annacquare e ridimensionare il tutto al dovere di non rubare o a compiere qualche pio fioretto che fa da anestetico alla coscienza. È giunta l’ora di esprimere con la vita un’aperta condanna di un sistema economico-finanziario corroso dai vizi della ricchezza, l'avidità e l'avarizia.

Ma c’è di più. Gesù nel quarto vangelo sarà più esplicito: “Non vi chiamo più servi … ma vi ho chiamato amici” (Gv 15,15). Il vero servo, il servitore fedele dell’umanità, è Gesù stesso, che ci rivela un Dio scandaloso che non vuole schiavi rassegnati ai suoi capricci ma amici, liberi di aderire o meno a un cammino di felicità e di riconciliazione. Il Signore al suo ritorno si metterà a nostro servizio. A noi non è chiesto neppure di servire Dio, ma di essere pronti, vigilanti, in attesa che sia lui a servire noi, solerti nel frattempo a chinarci sugli altri con tenerezza, desti nel conservare acceso il fuoco della carità fraterna. Pacomio passerà alla storia come “servo di Dio” ma solo e perché si è fatto liberamente servo dei suoi fratelli.

fratel Giandomenico