La vita in abbondanza

8053cd6cf6f7079aeb27604eed03c7d6.jpg

16 maggio 2020

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 10,1-21 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei Giudei: 1 «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. 2Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. 3Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. 4E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. 5Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». 6Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
7Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. 8Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. 9Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.11Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. 12Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; 13perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.14Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, 15così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. 16E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. 17Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. 18Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».19Sorse di nuovo dissenso tra i Giudei per queste parole. 20Molti di loro dicevano: «È indemoniato ed è fuori di sé; perché state ad ascoltarlo?». 21Altri dicevano: «Queste parole non sono di un indemoniato; può forse un demonio aprire gli occhi ai ciechi?»


“Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. C’è una prorompente volontà di vita al cuore di questa pagina evangelica. 

Se il ladro uccide le pecore, il pastore buono le fa vivere perché vuole che vivano. Confessando che il Signore è il suo pastore, l’orante del salmo 23 riconosce che “ricrea la mia vita” (“animam meam reficit” traduce la Vulgata), suggerendo l’immagine di una costante rigenerazione della vita, affinché sia una vita costantemente viva. La cura del pastore è un impegno per la vita delle pecore. Lui è “buono” in quanto è promessa di vita. 

Ma vi troviamo una seconda opposizione. Se il mercenario, al quale non importa della vita delle pecore, vede venire il lupo e le abbandona, al contrario “il buon pastore dà la propria vita per le pecore”. Perché loro vivano è disposto a rinunciare per loro alla sua stessa vita, mostrando che per lui la vita delle pecore è più importante della sua

C’è una sintonia sorprendente tra questa pagina di vangelo con la sua grande metafora del buon pastore e il messaggio pasquale. Nell’Apocalisse il Signore risorto proclama: “Non temere, io sono il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre” (cf. 1,18); a dire, non avere paura io vivo e questo significa che anche tu vivrai, non dubitarlo! Il Vivente non è solo colui che un giorno ha dato la sua vita per noi, ma colui che in questo momento ci dà la vita, nel senso che promette vita, ci fa credere nella vita, ci fa sperare la vita. Non solo però la vita dopo la morte, ma anzitutto la vita prima della morte, quella che viviamo adesso. La vita durante la vita! 

Sì, il buon pastore “ricrea la mia vita” e per questo il Vivente oggi ci dice: “se mi confessate Vivente anche voi ricreate la vita; fate vivere voi stessi e gli altri come io faccio vivere”. Ecco il cristianesimo: un’arte di ricreare la vita propria e ricreare la vita degli altri. 

Questo significa, fare in modo che la nostra vita di credenti vissuta insieme agli altri, qualunque forma essa abbia – coniugale, familiare, ecclesiale e finanche sociale – sia una vita che fa del bene agli altri e non del male. Sia una vita vissuta insieme che ci fa crescere in bontà e non che ci incattivisce reciprocamente. Sia una vita vissuta insieme che ci può guarire nello spirito e perfino nel corpo e non che fa ammalare noi e gli altri. Sia una vita vissuta insieme che ci migliora a vicenda e non che ci peggiora. La vita di Gesù Cristo ha portato e generato vita e, ancora oggi, continua a essere per tante persone un principio di vita, una ragione di vita, una promessa di vita, una speranza di vita. 

Credere in Gesù Cristo buon pastore significa essere pastori della vita propria e altrui, e non mercenari. Dare vita e non toglierla. 

La nostra stessa vita e la vita che facciamo vivere a chi ci vive accanto, è e sarà sempre la controprova della nostra fede in Gesù Cristo, Signore della vita, della vita in abbondanza. 

 fratel Goffredo