Conoscenza amorosa

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18 maggio 2020

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 10,22-42 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 22ricorreva a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. 23Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. 24Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell'incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente». 25Gesù rispose loro: «Ve l'ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. 26Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. 27Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. 28Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. 29Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. 30Io e il Padre siamo una cosa sola».31Di nuovo i Giudei raccolsero delle pietre per lapidarlo. 32Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». 33Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». 34Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi? 35Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio - e la Scrittura non può essere annullata -, 36a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: «Tu bestemmi», perché ho detto: «Sono Figlio di Dio»? 37Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; 38ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». 39Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
40Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. 41Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». 42E in quel luogo molti credettero in lui.


“Se tu sei il Cristo dillo a noi apertamente!”. Gesù è interrogato sulla sua qualità messianica, ma qui come altrove i suoi interlocutori – così simili anche in questo a noi suoi discepoli – non vogliono ascoltare la risposta, non vogliono che la risposta sia tale da doverla ascoltare, cioè da doverle obbedire. Qui lo interrogano per avere un elemento di accusa, al processo lo interrogheranno per avere un motivo di condanna, sulla croce gli porranno la stessa domanda per schernirlo.

Gesù non si sottrae alla risposta perché non si sottrae al mandato ricevuto dal Padre. E Gesù ha una sola risposta alle attese messianiche, oneste o subdole che siano: il compiere le opere messianiche. Così aveva risposto a Giovanni il Battista, l’unico secondo i vangeli ad avere posto questa domanda secondo Dio e non secondo gli uomini. Giovanni voleva sapere se la sua attesa, l’attesa dell’intero popolo, l’attesa dell’antica Alleanza eracompiuta nella pace oppure se avesse dovuto essere riaccesa nella speranza. E Gesù aveva risposto con le opere messianiche: le malattie e i segni di morte e peccato sconfitti, la buona notizia evangelizzata ai poveri.

Qui la risposta è la stessa, ma non trova le orecchie e il cuore docili di Giovanni il Battista e dei suoi discepoli. Non a caso gli interlocutori di Gesù si rifiutano di rispondere a loro volta agli interrogativi che Gesù pone loro per rimuovere la loro durezza di cuore. Anzi, le domande di Gesù hanno come risposta non verbale il tentativo rinnovato di catturarlo per ucciderlo. E a Gesù non resta che ritornare al di là del Giordano, dove Giovanni battezzava e dove i suoi segni erano stati riconosciuti come autentici gesti messianici dal Battista. Per ri-conoscere le opere, infatti, bisogna conoscere l’autore. E conoscere significa amare. Evocando l’immagine del pastore e delle pecore siamo portati a soffermarci sulla bontà del pastore, sul suo operare sollecito e magnanime e pensiamo, giustamente, che a noi sue pecore non resta che ascoltare e seguire, adagiandoci in un’interpretazione puramente passiva di questa nostra condizione di gregge del Signore.

Ma l’evangelo odierno ci ricorda che ascolto e sequela, cioè obbedienza e incarnazione della Parola di Dio pronunciata in Gesù, sono possibili solo nello spazio della conoscenza amorosa. “Io conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”; io amo le mie pecore ed esse mi amano: per questo possono ascoltarmi, credere-aderire a me, seguirmi. Le pecore sono mie perché il Padre me le ha date, dice Gesù. Sono mie in virtù di un dono d’amore: noi esistiamo perché siamo un dono d’amore. E il dono dell’amore è irrevocabile, intangibile: nessuno può rapire ciò che è stato offerto nell’amore e per amore. Se seguiamo il pastore-agnello ovunque vada, nessuno potrà mai separarci dall’amore del Padre, fino a quando la nostra vita sarà, non rapita, ma da noi deposta, dietro a Gesù, nella libertà e per amore. Fino a quando il dono della vita che abbiamo ricevuto sarà una cosa sola con la Vita stessa.

fratel Guido