La vita cristiana

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23 maggio 2020

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 15,1-11 (Lezionario di Bose)

Venuta l’ora di passare da questo mondo al Padre, Gesù disse ai suoi discepoli:1 «Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. 2Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. 3Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. 4Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. 5Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 6Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 7Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. 8In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. 9Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 10Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 11Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.


All’interno dei “discorsi di addio”, Giovanni mette in bocca a Gesù un’immagine particolare, con la quale egli mostra la propria identità, inscindibile dalla propria relazione con il Padre e con i discepoli: “Io sono la vera vite e mio Padre è il l’agricoltore, il vignaiolo”.Nelle Scritture ebraiche il popolo dei credenti era definito anche attraverso la metafora della vite (cf. Sal 80; Is 5,1-7, ecc.), in quanto popolo scelto e piantato da Dio nella terra promessa; di conseguenza, Dio era inteso quale padrone della vigna, legato a essa da un rapporto di amore e cura. Egli desiderava che questa vigna fosse fertile, che desse frutto abbondante in vista del vino, simbolo dell’amore (cf. Ct 2,4)…

Dopo la vita, morte e resurrezione di Gesù, la vigna è una persona: Gesù stesso, figlio di Israele e Figlio di Dio. Chi sono di conseguenza i suoi discepoli? “Io sono la vite, voi i tralci”. Solo se rimangono attaccati alla vite i tralci possono riceverne la linfa: non è solo una condizione necessaria per portare frutto, ma è questione di vita o di morte! Ugualmente, ildiscepolo di Gesù non può limitarsi a conoscere il suo insegnamento, ma è colui che rimane saldamente legato a lui in un rapporto di amore, in un radicale coinvolgimento di vita, in uno “stare con lui” (cf. Mc 3,14) giorno dopo giorno. E in uno stare con lui insieme ad altri: la vigna non ha un solo tralcio, così come nessuno può essere cristiano da solo!

In un’altra tradizione evangelica Gesù afferma: “Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me” (Mt 10,37). Non è una richiesta totalitaria, perché Gesù desidera essere amato non lui soltanto, ma lui più degli altri nostri amori; eppure può suonare folle, in particolare agli orecchi dei non cristiani. Ma va detto con chiarezza: Gesù ha chiesto a chi lo seguiva non l’amore del suo messaggio, bensì l’amore per lui! Si pensi al contrasto con l’adagio del buddhismo zen: “Se incontri il Buddha per la strada, uccidilo!”, a dire che l’amore per il maestro può ostacolare quello per il suo messaggio…

Gesù definisce questa relazione d’amore attraverso un verbo ripetuto in modo martellante in pochi versetti: “rimanere, dimorare” (ménein, in greco). Il discepolo è chiamato a vivere con perseveranza in Gesù, fino a fissare in lui la propria abitazione, a dimorare nella sua parola (cf. Gv 14,23-24), cioè a metterla in pratica; fino ad abitare il suo amore, quello con cui egli ci ama per primo e “all’estremo” (Gv 13,1); fino ad affermare: “Io e Gesù viviamo insieme!”. Senza questa reciproca circolazione di vita (“rimanete in me e io in voi”), l’esistenza cristiana può anche assumere le sembianze di una pratica religiosa, ma in verità è pura scena mondana! Siamo dunque avvertiti: senza questo legame personale con Gesù Cristo, non solo “non possiamo fare nulla”, ma neppure abbiamo a che fare con Gesù il Signore! Proprio questa è la via più facile per diventare ipocriti: dirsi cristiani senza esserlo…

Senza di me non potete far nulla.

Rimanete nel mio amore.

Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

La vita cristiana è forse qualcos’altro?

Fratel Ludwig