In profondità, la roccia

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15 giugno 2020

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 6,46-49 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «46Perché mi invocate: «Signore, Signore!» e non fate quello che dico? 47Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: 48è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene. 49Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande»».


Oggi la buona notizia che ci raggiunge con questa pagina dell’evangelo è che la parola del Signore, se accolta e messa in pratica (è questo il senso biblico del verbo “ascoltare”) ha la forza di sostenere le nostre vite, di tenerci in piedi nelle tribolazioni, di dare consistenza e vigore alle nostre fragili esistenze, di aiutarle a perseverare e a stare salde anche quando “viene la piena e il fiume investe quella casa” (cf. v. 48).

Grande è il potere della parola del Signore, che è portatrice dello Spirito santo! Le nostre umane parole, per quanto possano essere belle e edificanti, non hanno il potere di operare ciò che dicono, la parola del Signore invece sì, è parola creatrice (cf. Gen 1,1-27 e Is 55,10-11), e per questo ha il potere di operare nell’esistenza degli uomini quei cambiamenti e quelle meraviglie che i nostri sforzi, della ragione, della volontà, dell’immaginazione, pur con tanta buona intenzione non riescono da soli a produrre.

E, tuttavia, un’accoglienza che richiede anche uno sforzo è necessaria: il testo di Luca, rispetto a quello parallelo di Matteo 7,21-27, afferma che quell’uomo, la cui casa investita dalla piena del fiume non cade, “ha scavato molto profondo”, fino a trovare, sotto la terra friabile, la roccia, e solo allora ha costruito.

Nella parabola di Luca, a differenza di quella di Matteo, dall’esterno la differenza delle due case non si vede. In Matteo sì: una è costruita sulla sabbia e una sulla roccia. In Luca no: tutte e due le case sono costruite sulla terra e in apparenza sono uguali. Ma la differenza c’è, anche se non si vede: uno l’ha fondata sulla terra, in superficie, un altro invece ha compiuto la grande fatica, che deve essere costata molto sudore, di scavare in profondità fino a trovare la roccia, e solo allora ha edificato la casa.

Sarà la piena che investirà le due case a mettere in luce la profonda differenza fra di esse. E colui che ha scavato in profondità, ci dice Gesù, è chi cerca di vivere l’ascolto della parola del Signore.

Ma questo ascolto obbediente, questo custodire e cercare di mettere in pratica la Parola costa anche sudore, fatica, richiede un grande lavoro su di sé per andare in quelle profondità del nostro cuore in cui la parola ci guida come esperta ed efficace maestra (cf. Eb 4,12), richiede la disponibilità a vedere e accettare quelle oscurità la cui stessa presenza a volte ci può spaventare, richiede di togliere i veli che coprono le nostre eventuali piccole o grandi menzogne, richiede di accettare di scendere in quell’essenziale in cui, come diceva Francesco d’Assisi, ogni “uomo quanto vale davanti a Dio, tanto vale, e non di più” (Ammonizioni 20).

Ed è in quelle profondità talvolta ancora inesplorate che Dio costruisce la sua casa (sì, perché l’edificio è di Dio, non nostro, ed è lui l’artefice della costruzione, non noi: cf. Sal 127,1), e questa sarà una casa che nel momento della piena del fiume non crollerà. Il fiume non la risparmierà, anch’essa subirà prove e tribolazioni, ma essa avrà la possibilità e la capacità di resistere.

Accogliamo dunque questa buona novella, lasciamo scendere nelle nostre profondità intime ed esistenziali la parola del Signore: custodiamola, ed essa ci custodirà.

sorella Cecilia