Due ostinate fedeltà

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16 giugno 2020

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 8,4-15 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 4poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: 5«Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. 6Un'altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. 7Un'altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. 8Un'altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».

9I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. 10Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché

vedendo non vedano
e ascoltando non comprendano.

11Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. 12I semi caduti lungo la strada sono coloro che l'hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. 13Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. 14Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. 15Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza».


“Il seminatore uscì a seminare il suo seme” (v. 5). Sta in poche parole, semplici, l’amore sovrabbondante e instancabile di Dio per noi; in poche parole e nella straordinaria forza di un gesto: seminare. Che significa credere nella vita, sperare nel futuro, sognare compimenti, pazientare un frutto, accettare il rischio di un fallimento, ma ancora prima accordare fiducia. Fiducia nell’esistenza di una terra capace di accogliere il seme e custodirlo, ma anche nella possibilità che la terra arida si rinnovi, si liberi dalle pietre e dai rovi per farsi grembo fecondo: è la fiducia che il Signore ripone in noi.

Il seminatore non si fa cercare, esce, va incontro a quella terra che ama e che è ciascuno di noi, la raggiunge e la attraversa con uno sguardo amante e un solo desiderio: che abbia vita e vita in abbondanza. E così semina senza stancarsi, senza calcolo, senza guardare dove cade il seme. Semina perché la cosa più importante è proprio quella: chiamare alla vita e alla fecondità. Che ci sia risposta oppure no è secondario, essenziale è continuare a suscitare vita, a servirla, a sognare che la terra la riceva in pienezza, a gioire per un frutto che potrà riempire di colore e profumo l’avvenire.

Il seminatore sparge il seme in quel terreno che è il cuore dell’uomo, un seme che Gesù identifica con la Parola, da ascoltare e custodire con perseveranza. All’instancabile Dio di Parola deve corrispondere un instancabile uomo di ascolto e meditazione: è dall’incontro tra queste due ostinate fedeltà che il seme germoglia e porta frutto. Giorno per giorno, nella gioia e nel dolore, nell’entusiasmo e nel dubbio, si tratta di entrare nel silenzio per lasciar risuonare la Parola, per ripeterla, memorizzarla, masticarla affinché dia una forma al nostro vivere, e ai nostri occhi quella stessa speranza di frutto che sostiene chi semina. Giorno per giorno si tratta di credere che non siamo vagabondi su questa terra, ma viandanti attratti e illuminati da una Parola che è in noi e intorno a noi, nella Scrittura, nella creazione, in quanto è autenticamente umano. Giorno per giorno si tratta di togliere i sassi che appesantiscono, tagliare i rovi che graffiano e zappare il terreno inaridito del cuore perché almeno uno dei semi ricevuti in dono non vada perduto.

Il seminatore uscì a seminare e seminò il suo seme: la vita che è in lui. E quanti la ricevono sono chiamati a loro volta a donarla. A immagine del seminatore e in obbedienza alla forza del seme ricevuto, siamo invitati a uscire e andare incontro a quella terra che è ogni essere umano che incroci i nostri passi. Una terra da attraversare con la stessa fiducia e benevolenza, con lo stesso rispetto del seminatore, che non sradica rovi né toglie sassi, ma suscita il gusto di estirparli in sé. E con la stessa gratuità assoluta: cercando di servire l’esistenza altrui perché germogli e cresca, nulla dobbiamo e possiamo attenderci in cambio e nulla possiamo misurare in termini di successo del nostro agire. Il seminatore è libero e amante, così libero e amante da sprecare il suo seme; noi che lo scrutiamo siamo chiamati a essere altrettanto: uomini e donne liberi e amanti, che sprecano tracce di vita, libertà e amore.

sorella Chiara