Ascolto e mitezza

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17 giugno 2020

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 8,19-21 (Lezionario di Bose)

In quel tempo  19andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. 20Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti». 21Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».


Nel quadro della catechesi sulla Parola che ci offrono gli evangeli di questa settimana, leggiamo un testo in cui ciò che traspare del carattere dell’evangelista è forse più significativo ancora del contenuto dell’evangelo odierno. Se si confronta il testo di Luca con ciò che questi leggeva nell’evangelo secondo Marco, vediamo che ne ha tolto ogni asperità e durezza.

In Marco, i parenti di Gesù vengono a “cercarlo” (cf. Mc 3,31); è un verbo che ha spesso un senso negativo: si cerca Gesù per arrestarlo o per ucciderlo (cf. Mc 8,11.18); e lo cercano perché dicono: “È fuori di sé” (Mc 3,21, cioè è pazzo!). In Luca invece vengono solo per “vederlo”, incuriositi forse dalla folla che lo segue e dalla sua fama che si diffonde. 

Secondo Marco poi, Gesù risponde duramente ai familiari: si gira verso chi gli sta attorno, uditori e discepoli e, dopo aver domandato: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”, risponde che non lo sono i parenti, ma i suoi ascoltatori, perché sono essi a fare la volontà di Dio (cf. Mc 3,33-35). In Luca tutto ciò scompare; rimane solo la dichiarazione che indica la caratteristica di quelli che Gesù considera come i suoi familiari: ascoltare la parola di Dio e metterla in pratica. Ciò vale per tutti, anche per i suoi parenti; ed essi hanno effettivamente accolto il messaggio, giacché staranno insieme ai discepoli nella prima comunità cristiana (cf. At 1,14).

Queste parole ci fanno quindi riflettere almeno su due aspetti fondamentali della vita cristiana.

Essenziale è, evidentemente, ascoltare la parola di Dio e metterla in pratica; solo che non è così semplice. Chi potrà mai pretendere di “ascoltare la parola di Dio”? Infatti a tal fine non basta leggere la Bibbia; la parola di Dio non è scritta con inchiostro su carta – queste sono parole morte! (cf. 2Cor 3,6) –, è invece parola viva che esce dalla bocca di Dio. La parola di Dio è Gesù stesso, ma dove incontrarlo per poterlo ascoltare? Forse più umilmente dovremmo dire che “cerchiamo la parola di Dio per ascoltarla”. E poi, non basta sentirla, occorre ancora “metterla in pratica”. Chi non percepisce la distanza (magari l’abisso) esistente tra ciò che dovrebbe fare e ciò che realmente fa? 

Ma poi è anche importante ciò che l’atteggiamento, lo stile di vita e il carattere di chi annuncia l’Evangelo fanno vedere. Luca ha fortemente attenuato la durezza delle espressioni di Marco; per lui è fondamentale la mitezza per dire il Dio che Gesù ci ha narrato e nel quale crediamo. È quanto ribadirà Pietro quando esorta a essere “sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo” (1Pt 3,15-16). Purtroppo, non va più di moda la mitezza, nemmeno fra noi. Eppure “i miti erediteranno la terra” (Mt 5,3), non solo campi da coltivare, ma la terra dei vivi, la terra della vita.

fratel Daniel