In un unico amore

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20 giugno 2020

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 14,23-26 (Lezionario di Bose)

Venuta l’ora di passare da questo mondo al Padre,  23Gesù disse ai suoi discepoli: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.


Gesù, nella stanza con i suoi, consegna la perla preziosa: la sua parola, il suo unico e nuovo comandamento. Parole che tornano e come onde sulla sabbia si infrangono e lasciano segni, incidono più o meno in profondità nel nostro essere e nel nostro agire. Gesù “mentre è ancora presso di loro” (cf. v. 25), ripete ai suoi discepoli e a noi che il suo “addio” è un “arrivederci”, che la sua assenza (cf. Gv 14,2) è presenza (cf. v. 23). Gesù sulla soglia della fine, la sua morte, apre un futuro che porta in sé la promessa di un’intima comunione: “Noi verremo e prenderemo dimora presso di lui” (v. 23).

Il passato di relazione e frequentazione con Gesù si apre a un futuro in cui l’assenza sarà colmata da una presenza altra: il dono che Gesù lascia a coloro che egli ama, per sostenerli nel loro vivere il comandamento nuovo dell’amore (cf. Gv 13,34). “Osservare la sua parola” (v. 23), fare la parola che Gesù ci lascia, farla diventare la nostra vita, far sì che la sua parola sia nei nostri gesti, nel nostro pensare, nel nostro parlare, immette ciascuno di noi in quella profonda e intima comunione di amore che circola dal Padre al Figlio a noi (cf. v. 23). In questa circolazione di amore, di concreti gesti di carità, di cura, di vicinanza, di perdono, in una comunione vissuta con chi ci sta accanto, lì dimora la presenza di Gesù, lì dimora colui che di questo amore e della sua presenza è e sarà memoria, sigillo, testimone:lo Spirito santo.

Gesù non lascia soli, ci dona colui nel quale ogni separazione è superata, ogni distanza è colmata, anche quella tra Dio e l’uomo. Noi siamo i raggiunti, i cercati. Siamo destinatari di un amore di cui possiamo divenire dimora e a nostra volta donatori. Un amore che non ci appartiene ma in cui possiamo vivere e gioire, un amore di cui possiamo continuamente fare memoria e imparare, perché lo Spirito santo “vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto” (v. 26).

Possiamo credere a questa parola di promessa, per il futuro? Noi possiamo scegliere di fare fiducia a questa parola, metterla in pratica, amando e lasciandoci amare. Possiamo essere in una costante tensione a farcene imitatori, rimane tuttavia sempre uno scarto perché uno solo è stato la Parola, l’ha incarnata facendola coincidere con la sua vita. Rimane il nostro limite di creature, libere, che non sempre lasciano allo Spirito di operare ciò che solo lui può operare in noi. E così nelle nostre vite possono delinearsi baratri di separazione, di lontananza, che non aprono al futuro e molto spesso portano il segno di una fine. Divisioni, separazioni, assenze che ci vengono imposte dagli eventi, da morti, malattie, dalla fine di relazioni importanti, dalla nostra incapacità di perdono. Gesù ci assicura la sua presenza anche nelle nostre separazioni, Gesù è lì con noi perché il suo amore che supera ogni separazione passa, nasce proprio dalla maggiore delle distanze: la solitudine assoluta della croce. Dalla croce viene generata quella circolarità di vita e di amore che non lascerà mai solo nessuno, che raggiunge noi e quelli da cui ci separa una distanza.

Nella fede in questa intima comunione con Gesù, a noi “rimane” ancora la possibilità di affidare l’altro, non più presente, a quell’amore che supera entrambi e che circonda entrambi, chiedendo di poter fare del nostro cuore una dimora per la presenza dell’altro. Il Signore ci conceda di continuare, anche nella distanza, a essere i primi custodi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle.

sorella Elisa