“Chiamò a sé”

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30 giugno 2020

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 3,13-19 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 13salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. 14Ne costituì Dodici - che chiamò apostoli -, perché stessero con lui e per mandarli a predicare 15con il potere di scacciare i demòni. 16Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, 17poi Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè «figli del tuono»; 18e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo 19e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.


All’indomani della festa dei due grandi apostoli Pietro e Paolo facciamo memoria del collegio apostolico, ovvero dell’insieme degli apostoli, quindi una memoria non di un singolo santo, di un singolo discepolo, di un singolo apostolo, ma della comunione tra quelli che il Signore “chiamò a sé”, come dice Marco nel brano evangelico di oggi.

La comunione tra i credenti si basa solo e soltanto su questa chiamata (cf. v. 13), voluta dal Signore (“chiamò quelli che voleva”) e obbedita dai discepoli (“ed essi andarono da lui”).

La comunione tra gli apostoli poi si basa su un’ulteriore scelta del Signore, per un’ulteriore missione specifica all’interno della chiesa: “Ne costituì dodici perché stessero con lui e per mandarli a predicare” (v. 14).

Stare con il Signore, andare a predicare: apparentemente sembrerebbero due verbi in contraddizione (o si sta, o si va a predicare), invece dicono una verità profondissima dell’essenza della chiesa: può annunciare in modo veritiero il vangelo solo chi sta con il Signore, o detto altrimenti, l’annuncio del Signore è il frutto della comunione con lui e non viceversa. 

Solo questo annuncio radicato nella comunione con il Signore, nel suo amore e nel suo perdono per la nostra incapacità di credere, di comprendere, di essere docili, può suscitare a sua volta la comunione tra gli apostoli e può dilatare la comunione, espandendola oltre il “cerchio” dei primi chiamati e raggiungendo chi accoglie l’annuncio, come dice Luca negli Atti degli apostoli: “Allora quelli che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone”; e: “Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati” (At 2,41.47).

Un annuncio e una comunione che si basano quindi non sulle capacità eccellenti di quegli uomini, né tanto meno sulla loro irreprensibilità (Marco al versetto 19 ci ricorda che Gesù scelse Giuda Iscariota, “il quale poi lo tradì”), ma solo e soltanto sull’amore del Signore, sulla forza dello Spirito santo e sulla misericordia sempre rinnovata del Padre.

L’elenco di nomi che Marco fa, ci ricorda che gli apostoli erano uomini come noi, con provenienze e passati diversi tra loro (pescatori ed esattori delle tasse per citare due categorie abbastanza agli antipodi), con temperamenti diversi, e con diversi gradi di comprensione e di vicinanza al loro maestro, eppure attorno al Signore sono stati capaci di vivere insieme, e accogliendo la sua parola sono stati resi capaci di annunciarla alle genti.

La loro, come la nostra, comunione si regge nella comunione con il Signore che solo può plasmare le nostre povere vite in vite in alleanza, che solo può fare di noi tutti dei fratelli e delle sorelle perché figli e figlie dell’unico Padre: “Uno solo è il vostro padre, quello celeste” (Mt 23,8-9), che solo può donarci parole di vita da donare, a nostra volta, come evangelo a chi incontriamo sul nostro cammino.

sorella Ilaria