«Credete che io possa fare questo?»

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7 luglio 2020

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 9,27-38 (Lezionario di Bose)

In queio giorni 27mentre Gesù si allontanava di là, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!». 28Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!». 29Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». 30E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». 31Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione. 32Usciti costoro, gli presentarono un muto indemoniato. 33E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». 34Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni». 35Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. 36Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. 37Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! 38Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».


Gesù sta operando molte guarigioni nei villaggi intorno al lago di Tiberiade.

Due ciechi lo seguono fin dentro la sua casa, secondo Matteo lo seguirono gridando e si avvicinarono a lui. Ci si potrebbe chiedere come facessero ciò essendo ciechi. Prima dell’ingresso in Gerusalemme Matteo riporta un episodio analogo (Mt 20,29-34), due ciechi seduti lungo la strada lo invocano usando le stesse parole “ Figlio di David, abbi pietà di noi!”. Significativamente in questo racconto i due ciechi diventano discepoli dopo essere stati guariti (Mt 20,34).

Ciò che accomuna i racconti di guarigione operati da Gesù è la fede. Egli guarisce con la forza della fede che può discernere in chi lo invoca.

La fede di cui ci testimonia Matteo non è il potere di compiere grandi segni, ma uno sguardo altro che riconosce in quest’uomo Gesù il Signore, il Figlio di David. Una fede capace di invocarlo solo con una supplica: “abbi pietà di noi!”.

Con lo sguardo della fede possiamo conoscere la sua compassione per noi pecore senza pastore stanche e sfinite. Non si tratta di aderire a verità astratte o a dei precetti, ma a un uomo Gesù con la sola nostra fede; “Credete che io possa fare questo? Si, o Signore!”( Mt 10,28). E questo pur sapendo che anche nella nostra mancanza di fede saremo ascoltati (Mc 9,24).

Noi non possiamo e non dobbiamo misurare la nostra ne la altrui fede, ma possiamo credere e sperare che in ogni sussurro o gemito inespresso, come in ogni grido di speranza, spesso di disperazione vi sia un germe di fede che il Signore non lascerà inascoltato.

Questa solo consapevolezza ci rende, pur nelle nostre miserie, annunciatori del Regno in mezzo agli uomini e alle donne del nostro tempo. Testimoni della misericordia di colui che “ ha preso le nostre infermità e si è caricato delle nostre malattie” (Mt 8,17).

Le folle sono meravigliate di queste guarigioni, mai si è vista una cosa simile, ma ciò che si è mai visto è una fede come quella del centurione (Mt 8,10).

Preghiamo il Signore della messe perché susciti nel nostro cuore una fede capace di testimoniare all’umanità stanca e sfinita la sua compassione, perché ciascuno di noi possa essere operaio nella sua messe, annunciatore della buona notizia del Regno che è in mezzo a noi, dentro di noi (Lc 17,21), come sospiro del nostro cuore capace a volte solo di sussurrare: “ Signore figlio di David, abbi pietà di noi!”.

Fratel Nimal