Sei tu?

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14 luglio 2020

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 11,2-15 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 2Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò 3a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». 4Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: 5i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. 6E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
7Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 8Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! 9Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. 10Egli è colui del quale sta scritto:

Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero,
davanti a te egli preparerà la tua via
.

11In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. 12Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. 13Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. 14E, se volete comprendere, è lui quell'Elia che deve venire. 15Chi ha orecchi, ascolti!


“Sei tu?” (v. 3). Domanda tra amici. Domanda tra amanti. Domanda di chi cerca Dio.

Nel vangelo che oggi ascoltiamo è Giovanni il Battista che guarda a Gesù. 

Passaggio dalla Voce alla Parola. La Voce priva di Parola emetterebbe solo suoni. E la Parola senza Voce resterebbe inascoltabile.

Giovanni è alla fine della sua missione, si trova in carcere perché la sua parola dà fastidio. Troppo protesa verso la Verità. Giovanni sembra divenire lui stesso domanda, messa in questione della realtà, ricerca del senso. È “voce di uno che grida nel deserto: preparate la via al Signore, raddrizzate i suoi sentieri!” (Mt 3,2; Is 40,3).

Giovanni manda i suoi discepoli da Gesù a chiedere se è lui “colui che deve venire” (v. 3), “colui che viene”, l’atteso compimento delle promesse annunciate da Giovanni stesso, “profeta dell’Altissimo” (Lc 1,76). È lui o occorre aspettare ancora? Chi attendere? Le nostre attese, le nostre aspettative sono secondo il cuore di Dio? Perché “Dio non realizza tutti i nostri desideri, ma porta a compimento le sue promesse” (Dietrich Bonhoeffer). 

I nostri sguardi sono sempre chiamati a sollevarsi da noi stessi, a guardare al Signore delle nostre vite. Giovanni, come poi farà anche Gesù, annunciava: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino” (Mt 3,2; 4,17). Gesù aveva iniziato a predicare da quando Giovanni era stato arrestato: c’è un ritrovarsi tra loro, diversi e allo stesso tempo consonanti, proprio quando le condizioni sembrano le peggiori, le più avverse, e c’è un continuare a cercare il regno dei cieli, a lasciare spazio a Dio, e non ad altri.

Gesù risponde rimandando alla realtà, a quel che si può ascoltare e vedere, a quel che i profeti avevano annunciato come liberazione (proprio mentre Giovanni Battista è in prigione!). E aggiunge una parola non tratta dalla Scrittura: è beato chi non trova in lui di che scandalizzarsi, di che inciampare. Sembra riconoscere nella domanda del Battista la necessità di accettare e superare lo scandalo di un Messia non secondo le attese, ma povero, mite, disarmato.

Ora è Gesù che interpella le folle rispetto a Giovanni Battista, in modo incalzante. Giovanni, dice Gesù, non è preda del vento, e non è nemmeno da annoverare fra i potenti di questo mondo. È un profeta, “anzi, più che un profeta” (v. 9), culmine della profezia, tra promessa e compimento. È il Precursore del Messia.

Giovanni Battista è l’uomo più grande e allo stesso il più piccolo in relazione al regno dei cieli, ma sappiamo che “chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli” (Mt 18,4).

Tutto sembra sospeso all’ultima domanda di Giovanni Battista: “Sei tu?”. 

Sono le domande, riverbero della sete di senso, a tenere in vita, a spingere in avanti, a metterci in ricerca tra di noi, e con il Signore. Sono le domande a tenere desti i nostri sensi, affinché non ci chiudiamo come “idoli fatti dalle mani dell’uomo”, che “hanno gli occhi ma non possono vedere, hanno gli orecchi ma non possono sentire” (Sal 115,4-6). 

Siano i nostri sensi desiderosi di cercare e capaci di riconoscere la presenza del Signore nelle nostre vite. E nel domandargli: “Sei tu?”, possiamo anche riconoscere chi siamo noi.

sorella Silvia