Non distraiamoci e giochiamo

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15 luglio 2020

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 11,16-24 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù disse alle folle:"16A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano:

17«Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!».

18È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: «È indemoniato». 19È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: «Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori». Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie». 20Allora si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: 21«Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. 22Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. 23E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! 24Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».


Il dubbio è possibile! Essere discepoli di Gesù non nega l’interrogazione: è lo stesso Giovanni che all’inizio del nostro capitolo 11 del Vangelo secondo Matteo pone la domanda a Gesù, e così espone anche il dubbio di ciascuno di noi: Gesù è davvero il Messia tanto atteso? E Gesù nella conclusione della sua risposta, dopo aver citato le sue opere attraverso le parole dei profeti, risponde attraverso l’enunciazione di una beatitudine: “Beato chi non si scandalizza di me” (Mt 11,6). Gesù così ammette che su di lui si può inciampare, può nascerci il dubbio se egli sia o no il Messia. C’è uno scandalo da superare per aderire a lui, la beatitudine sta nel vedere oltre.

Credere o non credere a questo Messia che sintetizza in sé la profezia antica e una novità ancora sconosciuta? Ogni generazione è posta di fronte a questa domanda, e oggi come allora possiamo divenire dei bambini che giocano un gioco al quale però non prendono parte: i “fanciulli seduti sulle piazze” (v. 16), ai quali Gesù paragona la sua generazione. Bambini che stanno seduti a guardare e non entrano nel gioco ma pretendono di comandare agli altri cosa fare, che ritmo avere, e si ribellano se gli altri tengono un altro ritmo, li accusano di essere fuori tempo. Come Giovanni e Gesù: erano “fuori tempo” agli occhi dei loro contemporanei che imponevano regole, modelli. Agli occhi nostri che fatichiamo a comprendere uno stile, lo stile di Dio, che è reso manifesto sia in Gesù sia in Giovanni.

Gesù e Giovanni: due stili di vita molto diversi, entrambi criticati, non compresi. Giovanni non mangia ed è definito troppo diverso, “abitato da un demonio” (cf. v. 18); Gesù invece, che mangia e beve, è troppo normale, la sua apertura lo porta a frequentare compagnie ambigue, non chiare. Com’è facile anche per noi essere simili a quei bambini che si accontentano di rimanere fuori dal gioco, pronti però a emettere la sentenza su chi invece al gioco vi prende parte. Siamo assetati di vita ma non sappiamo decidere se seguire questo Messia e rimaniamo a guardare, limitandoci a giudicare ciò che da una parte desideriamo ma che dall’altra non riusciamo a comprendere fino in fondo.

Perché per comprendere, per poter vivere la beatitudine di chi non inciampa e non cade di fronte allo scandalo è necessario non rimanere in superficie, è necessaria una conversione, un cambiamento di sguardo, di atteggiamento. È necessaria la scelta: non una via ben definita, per forza uguale agli altri, ma la nostra, quella che abbiamo lentamente scoperto accogliendo il paradosso di un Messia così normale da essere un convitato alla nostra mensa. I grandi segni non bastano, la straordinarietà non è indice di messianicità: molti segni erano avvenuti in quelle città della Galilea contro cui si scaglia il lamento di Gesù: “Guai a te, Chorazin! Guai a te, Betsaida! … E tu Cafarnao” (vv. 21.23). Molti miracoli e segni sono avvenuti in queste città ma esse non hanno creduto, sono rimaste in superficie, all’esteriorità dei gesti: non hanno saputo discernere i segni dei tempi, vedono ma non leggono in profondità.

Il Messia salvatore è tra noi, uomo che ha la missione del Figlio dell’uomo: la missione della nostra salvezza. Egli, che ha in sé ogni potere, non si estranea dalla nostra condizione umana e si fa nostro convitato… Non distraiamoci guardando e giudicando gli altri, perché solo noi possiamo riconoscerlo per associarci al senso, alla vita che egli può donare.

sorella Elisa