Quell’Elia tanto atteso

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20 luglio 2020

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 17,1-11 (Lezionario di Bose)

In quel tempo1Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. 2E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. 3Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 4Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». 5Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». 6All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. 7Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». 8Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
9Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti».10Allora i discepoli gli domandarono: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». 11Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa.


Oggi facciamo memoria di Elia il Tisbita, “profeta come un fuoco; la cui parola bruciava come fiaccola” (Sir 48,1). Chi era questo grande profeta e perché è così caro alla tradizione giudaica e a quella cristiana?

Elia visse nel IX secolo a.C. in Israele. “Pieno di zelo per il Signore” (1Re 19,14) si oppose al culto idolatrico di Baal scontrandosi violentemente con la potente regina Gezabele e con i profeti di tale culto. “Uomo coperto di peli e con una cintura di cuoio che gli cingeva i fianchi” (2Re 1,7), uomo di solitudine quindi, seppe riconoscere la presenza di Dio nel fuoco come nella “voce sottile” di brezza leggera (1Re 19,12).

Secondo il racconto presente nel capitolo 2 del Secondo libro dei Re, egli fu rapito in cielo in un turbine di fuoco, trasmettendo il suo spirito (lo Spirito si trasmette!) a Eliseo, profeta dopo di lui.

Ed Elia è anche colui che preannuncia la venuta del Messia. La tradizione a lui successiva lo ha compreso bene. Malachia profetizzerà in tal senso: “Ecco, io [il Signore] invierò il profeta Elia prima che giunga il giorno grande e terribile del Signore” (Ml 3,23; cf. anche Sir 48,10).

Quanti in Israele attendevano il Messia, quindi, erano alla ricerca dei segni che indicassero la presenza di Elia che doveva precederlo. 

Ad esempio nella voce popolare molti si erano fatti l’idea che Gesù stesso potesse essere Elia (cf. Mt 16,14).

Ma quali segni si attendono di vedere? Che Elia attendono?

I tre discepoli che stanno scendendo dal monte con Gesù si ricordano dell’attesa giudaica di Elia e pongono una domanda: “Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?” (v. 10). La domanda in verità non è peregrina. Essi hanno appena fatto esperienza della messianicità di Gesù, nella confessione di Pietro: “Tu sei il Cristo” (Mt 16,16), e ora, nella trasfigurazione, anticipo della gloria del Signore; quindi essi in fondo si stanno domandando: “Se tu sei il Messia, e lo crediamo, non avrebbe dovuto precederti Elia?”. 

La domanda rivela quanto in realtà essi siano lontani dall’aver compreso davvero la messianicità di Gesù: perché nella trasfigurazione essi hanno sì pregustato la gloria della resurrezione, ma non hanno ancora compreso che essa non si dà senza la passione e morte. Gesù dovrà ribadirlo più volte. 

È la pasqua la chiave di lettura del Messia, ma anche di Elia. Perché c’è una stretta correlazione di destini tra Elia e il Messia: non riconoscere Elia, significa non riconoscere il Messia.

“Sì, verrà Elia … ma io vi dico Elia è già venuto e non lo hanno riconosciuto” (vv. 11 e 12). Elia tornerà alla fine, alla parusia, ma in verità egli è già venuto, e discepoli dovrebbero saperlo, perché Gesù lo aveva già detto loro: “Tutti i profeti e la Legge hanno profetato fino a Giovanni. E se volete comprendere, è lui quell’Elia che deve venire” (Mt 11,14).

Con il Battista la profezia di Malachia si è compiuta, l’attesa è finita. Perché nessuno, nemmeno i discepoli, se ne è accorto, perché nessuno ha riconosciuto in Giovanni quell’Elia tanto atteso? E se non hanno riconosciuto Elia ritornato e lo hanno ucciso, che destino pensate sarà riservato al Messia? 

sorella Annachiara