Un’appartenenza aperta

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21 luglio 2020

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 12,46-50 (Lezionario di Bose)

In quel tempo46mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. 47Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». 48Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». 49Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! 50Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».


L’episodio del vangelo di oggi è riportato anche in Marco e in Luca. In quei vangeli il messaggio di Gesù si colloca nel momento di massima incomprensione, tanto che anche i suoi parenti dimostrano tale incapacità di comprendere fino a pensare che Gesù fosse “fuori di sé” (Mc 3,21). Matteo riferisce lo stesso episodio ma in un’altra ottica.

Gesù esprime nei confronti dei suoi parenti un pensiero che a noi può risultare sorprendente, perfino duro. Ma non emerge una condanna di per sé dei nostri rapporti familiari, bensì ci viene proposta un’attenzione perché questi rapporti non ci leghino a un passato che non permette di aderire a una nuova fraternità, in cui la parola di Dio e il metterla in pratica creano il nuovo ambito fraterno

Potrebbe sembrare che l’atteggiamento di Gesù esprima un rifiuto di incontrare sua madre e i suoi fratelli, creando anche un clima esclusivo, ma se si esaminano in profondità le parole che seguono, emerge chiaramente che Gesù non vuole creare un gruppo esclusivo, al contrario. L’“unico” criterio per aderire a questa nuova forma di fraternità è fare la volontà di quell’unico Padre che il Signore è venuto a narrarci; dunque è un criterio a cui noi possiamo aderire liberamente, non è vincolato da nulla, neanche dai vincoli familiari.

Analizzando il modo di porsi dei parenti di Gesù, è possibile vedere che il loro atteggiamento non coincide con quello richiesto ai suoi discepoli. Gesù chiede a chi vuole “fare parte con lui” di seguirlo e di ascoltare il suo messaggio. I suoi parenti non condividono neanche lo spazio in cui si trova Gesù: “stanno fuori” e non si pongono nemmeno in un atteggiamento di ascolto: “vogliono parlargli” (cf. vv. 46-47). Dietro la loro richiesta c’è una pretesa verso Gesù, e soprattutto essi si sentono nella posizione di poter compiere una tale richiesta a partire dal loro legame di sangue con il Signore. Ma una tale idea lega loro stessi a una posizione di non incontro con Gesù. Essi, che pensano di essere i più vicini a lui, si allontanano, non mettendosi in ascolto e non seguendolo all’interno del suo messaggio. 

La risposta di Gesù all’interlocutore, che tenta di mettere in contatto i familiari con Gesù, è molto chiara e soprattutto dà una possibilità a tutti. Non chiude la cerchia di persone al suo seguito, ma la amplia a tutti coloro che hanno il desiderio di compiere la volontà del Padre. Opera che avviene solo dopo aver accolto la chiamata di mettersi alla sequela del Signore e dopo aver compreso che tale sequela è basata sull’ascolto e sull’accoglienza della parola di Dio. Non è un caso che nel brano del vangelo Gesù non indichi solo gli apostoli, ma, proprio per sottolineare l’apertura del suo messaggio a chiunque lo voglia accogliere, tenda la mano verso i discepoli. Dunque una categoria di persone a cui tutti noi possiamo accedere, se decidiamo di entrare a far parte con lui e non ci fermiamo sulla soglia dell’incontro con lui.

sorella Beatrice