Ritratto di un discepolo in cammino

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25 luglio 2020

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 20,17-23 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 17mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: 18«Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte 19e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà».20Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedeo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. 21Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di' che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». 22Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». 23Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».


Giacomo, figlio di Zebedeo, pescatore della Galilea, insieme a Giovanni suo fratello è tra i primi quattro discepoli chiamati da Gesù. Il Maestro di Nazaret inizia il suo ministero pubblico itinerante sulle sponde del lago di Galilea con l’annuncio: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino” (Mt 4,17). Vede Pietro e Andrea nell’atto di gettare le reti e dice loro: “Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”, poco oltre vede Giacomo e Giovanni nella barca durante il lavoro di riparazione delle reti, e li chiama (cf. Mt 4,18-22).

Risposta immediata e positiva, senza tentennamenti, senza possibilità di riserve, come se fosse la cosa più naturale di questo mondo: così ha origine il cammino di discepolato di Giacomo, di cui oggi celebriamo la festa. All’inizio c’è quell’appello alla conversione preso sul serio, all’in-principio c’è uno sguardo d’amore che esprime fiducia, rinnova la vita e promette grandi cose.

Entrare nel regno di Dio e diventare pescatori di uomini è una prospettiva allettante, entusiasmante per un uomo come lui. In realtà i discepoli non sono chiamati a grandi successi: essi sono chiamati semplicemente a stare con Gesù (cf. Mc 3,14), a percorrere la sua stessa strada, a mangiare e bere con lui, ad ascoltare le sue parole, sono invitati a farsi servitori gli uni degli altri con Gesù loro servo. Non sono un gruppo settario ed esclusivo di super seguaci di Gesù. Nella loro povertà e nella loro carne fragile saranno chiamati a essere testimoni coraggiosi dell’amore di Dio per l’umanità mediante la potenza dello Spirito santo e annunciare la fine del mondo vecchio e l’irruzione del nuovo, che Gesù ha inaugurato.

I vangeli non ci consegnano le gesta prodigiose di eroi perfetti e infallibili ma cammini contorti di donne e uomini mai arrivati, di poca fede, impauriti e dubbiosi, che cadono e si rialzano, e che condividono tutto con il loro Maestro (cf. Mt 10,24). Anche la sofferenza. E la sofferenza fa paura. Il Figlio dell’uomo sarà consegnato, condannato a morte, deriso, flagellato, crocifisso. L’intera comunità radunata attorno a Gesù fa fatica a comprendere il senso di queste parole. Giacomo e Giovanni si ribellano a questa logica.

Di loro, soprannominati da Gesù “Boanèrghes”, cioè “figli del tuono” (Mc 3,17) conosciamo il carattere passionale e lo zelo divorante che l’evangelista Luca ci narra nel racconto del rifiuto da parte di alcuni samaritani di accogliere Gesù. Essi dicono: “Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?” (Lc 9,55). Gesù si volta e li rimprovera, fulmina la loro sete di vendetta. In Gesù non ha più spazio l’ira e l’intolleranza, ma solo l’amore, la nonviolenza e la misericordia.

Nel brano di oggi Gesù smonta la loro sete di potere, la loro ambizione condivisa con la madre, i loro sogni di gloria mondana: sedere alla destra e alla sinistra del regno. Il trono supremo di Gesù sarà il patibolo della croce. La resurrezione poi farà del crocifisso il Signore del cosmo: “A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra” (Mt 28,18). I discepoli sono disposti a bere lo stesso calice di Gesù fino a proclamare con la loro vita il loro amore per Cristo. Giacomo sarà il primo tra gli apostoli a morire per il suo Signore, ucciso di spada dal re Erode (cf. At 12,2). Come è luminoso il cammino di quest’uomo, audace e ardente discepolo del Signore!

fratel Giandomenico