Un cuore lavato

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5 agosto 2020

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 15,1-9 (Lezionario di Bose)

1 In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: 2«Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!». 3Ed egli rispose loro: «E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione?
4Dio ha detto: Onora il padre e la madre e inoltre: Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte.
5Voi invece dite: «Chiunque dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è un'offerta a Dio, 6non è più tenuto a onorare suo padre». Così avete annullato la parola di Dio con la vostra tradizione.
7Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo:

8Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
9Invano essi mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini».


Forse ci congediamo frettolosamente da questo passo del vangelo parafrasando le parole del Vangelo secondo Luca 18,11: “Ti ringraziamo, Signore, perché non siamo come questo fariseo!”. Ci sentiamo lontani dai farisei e dagli scribi, e ancor più lontani dalle loro discussioni su pratiche rituali. Ma questa parola del vangelo non ha nulla da dirci? Fariseismo e ipocrisia appartengono solo all’ebraismo e solo a tempi passati? Cerchiamo di leggere attentamente il testo.

Matteo mette in scena un gruppo di farisei e di scribi venuti appositamente da Gerusalemme con l’intento specifico di polemizzare con Gesù e i suoi discepoli. I discepoli sono accusati di trasgredire la tradizione degli antichi perché non si lavano le mani prima di prendere il cibo, pratica questa che era d’obbligo per i sacerdoti e che venne poi estesa a tutti in un tentativo di rendere santa ogni singola azione della vita. Alla domanda di scribi e farisei: “Perché i tuoi discepoli trasgredisconola tradizione degli antichi?” (v. 2), Gesù risponde con un’altra domanda: “E voi, perché trasgrediteil comandamento di Dio in nome di una vostra tradizione?” (v. 3). Gesù sposta l’oggetto della trasgressione: non più una tradizione umana, ma il comandamento stesso di Dio. Poco più avanti afferma con ancora più forza: “Avete annullato la parola di Dio con la vostra tradizione” (v. 6). Il verbo greco qui impiegato indica letteralmente: “togliere potere, autorità”; avete svuotato di ogni autorità la parola di Dio. Gesù non intende con queste parole vanificare la tradizione; in un altro passo, rivolgendosi alla folla dice: “Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto quello che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno” (Mt 23,2-3). Sia per l’Antico che per il Nuovo Testamento la tradizione orale ha preceduto la stesura del testo scritto; gli stessi vangeli, le lettere di Paolo trasmettono la fede della comunità, trasmettono cioè una “tradizione”, quel modo con cui la chiesa primitiva ha vissuto e ha rielaborato la sua fede. Ciò che Gesù condanna è il gravissimo peccato di mettere una tradizione di origine umana al di sopra di ciò che Dio ha consegnato e comandato di trasmettere. Ogni comunità cristiana, parrocchiale o monastica, ha una propria tradizione, conosce proprie regole che non devono però mai “togliere autorità” all’unica vera regola del cristiano: il vangelo; all’unica vera tradizione: Cristo morto e risorto. La tradizione è necessaria per tradurre nel quotidiano la parola di Dio, ma sempre si accompagna al rischio di tradire il vangelo impantanandoci nella palude del “si è sempre fatto così”, o abbracciando “tradizioni perverse”, come le chiama Basilio, che ci fanno considerare gravi soltanto alcuni peccati e ci portano a tacere su altri.

“Ipocriti”, chiama Gesù i suoi interlocutori. Il termine “ipocrita” indicava originariamente l’attore che si esibiva indossando una maschera corrispondente alla parte che doveva impersonare; ipocrita è qualcuno che finge di essere ciò che non è. Le maschere possibili sono tante e ne inventiamo costantemente di nuove. Possiamo fare anche della parola di Dio una maschera quando la studiamo, la predichiamo, ma non la mettiamo in pratica. Quando il cuore è lontano dal Signore e il culto è ridotto a precetti umani (cf. Is 29,13).

Scrive Origene: “Fonte e principio di ogni peccato sono i pensieri malvagi e talvolta questi pensieri malvagi arrivano a tal punto che anche quelle realtà che sembrano buone e lodevoli, essi le rendono perverse … Tutto ciò che si compie con il desiderio di essere lodati dagli uomini, non riceve alcuna ricompensa da colui che vede nel segreto … Il mangiare poi con mani non lavate non contamina l’uomo (cf. Mt 15,20), ma se si deve parlare con audacia, quello che contamina è il mangiare con cuore non lavato” (Commento al vangelo di Matteo XI,15).

sorella Lisa