La sosta gratuita di Gesù

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8 agosto 2020

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 15,29-39 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 29giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. 30Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, 31tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d'Israele.
32Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». 33E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?». 34Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». 35Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, 36prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla. 37Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene. 38Quelli che avevano mangiato erano quattromila uomini, senza contare le donne e i bambini. 39Congedata la folla, Gesù salì sulla barca e andò nella regione di Magadàn.


Conosciamo Gesù come “l’uomo che cammina”: anche il passo evangelico odierno lo descrive come colui che “senza sosta cammina. Va qui e poi là. Trascorre la propria vita su circa sessanta chilometri di lunghezza, trenta di larghezza. E cammina. Senza sosta” (Christian Bobin). All’inizio del nostro racconto Gesù giunge lungo la riva del lago di Tiberiade, e da lì sale sul monte (cf. v. 29); poi appena conclusa la narrazione, apprendiamo che riparte in barca alla volta del territorio di Magadàn (cf. v. 39).

Ma oggi ci deve interpellare il tempo di fermata che Gesù osserva tra i suoi viaggi, di cui dà conto il brano offerto alla nostra meditazione per questo giorno. E il suo passaggio, la sua breve sosta, ci fa scoprire che “l’uomo che cammina” è anche – e soprattutto – “l’uomo che guarisce e sazia”, permettendo a chi lo incontra di vivere e condividere un pezzo del regno stesso di Dio.

Innanzitutto l’evangelista riferisce di molte guarigioni compiute da Gesù in questo luogo su “zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati” (v. 30): l’“uomo che cammina” rende così efficacemente presente l’azione risanatrice e vivificante di Dio in mezzo agli umani. Le folle non si sbagliano nel riconoscerlo, attribuendo al “Dio d’Israele” (v. 31) la paternità di tali azioni. Credere è saper mettere un nome su quanto avviene, distinguendo – dietro agli eventi e attraverso di essi – l’azione di Dio che è sempre all’opera (cf. Gv 5,17).

La compassione per le folle affamate che lo circondano spinge Gesù a nutrirle. Come la prima volta in cui aveva saziato diverse migliaia di persone (cf. Mt 14,13-21), egli chiede ai discepoli, a coloro che lo seguono più da vicino nel suo ininterrotto peregrinare, di incaricarsi di questo compito. E nonostante la loro incredulità, ingiunge loro di servirsi dei pochi mezzi a disposizione – “sette pani e pochi pesciolini” (v. 34): alimenti irrisori per quattro mila commensali – perché li distribuiscano a tutti. Dopo il pasto, constatano con stupore che ne avanzano ancora sette ceste piene. Gesù però non aveva chiesto a suo Padre (di cui manifesta tuttavia qui la generosità infinita) di moltiplicare i pani: invece rende grazie per i semplici mezzi di cui dispone. La riconoscenza fa scoprire che il poco di cui si gode è in realtà sovrabbondante. Tale è la logica di Gesù, che come immagina il poeta, avrebbe potuto dire ai discepoli e alle folle in quella circostanza: “Prendete quello che vi do, ve lo do senza condizioni e, siccome ve lo dono assolutamente, ce n’è assolutamente per tutti – ciò che si condivide si moltiplica” (Christian Bobin). L’Evangelo presenta una matematica davvero particolare!

Il pane che alcuni possiedono non è riservato ai pochi eletti, ma è destinato a tutti. Questa è la realtà che Gesù viene a rivelare e regalare a chi lo incontra. Questa è la logica del regno di suo Padre, al quale tutti sono chiamati. Questa è l’azione che egli – attraverso lo Spirito santo – continua a manifestare gratuitamente in mezzo agli umani. Sì, quando Gesù passa, “nulla si riprende dal suo passaggio e il suo passaggio non conosce fine” (Christian Bobin).


fratel Matthias