Desiderabile e possibile per amore

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11 agosto 2020

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 14,25-35 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 25una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: 26«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. 27Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
28Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? 29Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, 30dicendo: «Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro». 31Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? 32Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. 33Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.
34Buona cosa è il sale, ma se anche il sale perde il sapore, con che cosa verrà salato? 35Non serve né per la terra né per il concime e così lo buttano via. Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti».


In questo giorno, memoria di Chiara di Assisi, il lezionario di Bose ci fa ascoltare questo testo del Vangelo secondo Luca, che in modo esplicito e unico unisce la sequela di Gesù (“essere mio discepolo”, v. 26) alla scelta radicale della povertà: “rinuncia a tutti i suoi averi” (v. 33). Il verbo tradotto come “rinunciare” significa letteralmente “congedarsi, separarsi” e nei vangeli si ritrova, oltre che nel nostro testo, solo in Mc 6,46 e Lc 9,61. Chi vuole seguire Gesù come discepolo deve fare una scelta di separazione: Luca parla esplicitamente di rottura dei legami familiari ed economici, ma in: “tutti i suoi averi” (v. 33) la tradizione ha letto anche la rinuncia a se stesso e alla propria vita, quel non guardare in primo luogo a sé che i vangeli più spesso esprimono con l’espressione: “rinnegare se stesso” (cf. Lc 9,23).

Nelle Ammonizioni scritte per Chiara e le sue sorelle, le povere signore, Francesco cita il versetto 33 nel paragrafo dedicato all’obbedienza, dopo aver parlato del male della volontà propria, e precisa: “Abbandona tutto quello che possiede ... colui che offre tutto se stesso all’obbedienza” (III). Anche Basilio di Cesarea collega la pericope odierna al discorso sull’obbedienza. Chi si incammina sulla strada che porta a essere discepolo deve essere consapevole e valutare seriamente ciò che questa scelta comporta. Gesù mescola parole di invito e avvertimenti esigenti. Questo non è per scoraggiare o suggerire che si può scegliere tra l’essere discepoli o no, ma per “confermare, con degli esempi, i nostri cuori nella certezza della verità e renderci più pronti all’obbedienza” (Il Battesimo I,1,5). Basilio riprende questa problematica nelle Regole brevi,dove esplicitamente si chiede se dalle parabole della torre e del re in guerra si possa concludere: “Chi vuole essere discepolo del Signore deve certamente lasciare tutto, ma se vede che ciò gli è difficile ha la possibilità di neppure cominciare a essere discepolo del Signore” e risponde: “Ciò che il Signore si propone con questi esempi non è di lasciarci liberi di essere o meno suoi discepoli. Vuole invece mostrare come sia impossibile essere graditi a Dio in mezzo a distrazioni; fra di esse l’anima si trova in pericolo perché diviene facile preda delle insidie del diavolo” (263).

Seguire Gesù non è una possibilità lasciata alla nostra discrezione. Di fatto è un’obbedienza. A essa non ci si può sottrarre e, nello stesso tempo, alle sue esigenze nessuno è adeguato. Seguire Gesù è una grazia e solo l’aiuto di Dio può ispirare la perseveranza e dare forza. Nessuno ha in sé i mezzi per costruire una torre o le schiere necessarie per vincere la guerra. La sequela è possibile solo se ci si affida all’aiuto del Signore. La sequela è esperienza del Dio che sostiene e salva. Similmente anche la povertà, che è rinuncia a contare sulle proprie forze di qualsiasi tipo, è esplicitazione del ricevere la vita da Dio, giorno per giorno.

Per Chiara, come per Francesco, la povertà è inoltre imitazione di Cristo: è possibile e desiderabile per amore di colui che si fece povero per noi, “di quel Dio che povero fu posto nella mangiatoia, povero visse nel mondo e nudo rimase sul patibolo” (Testamento di Chiara). Le parole di Gesù: “Chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo” (Lc 14,33) indicano la via della conoscenza del Padre delle misericordie e della comunione con lui.

sorella Raffaela