Vuoi trovare la vita?

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12 agosto 2020

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 16,24-28 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 24Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. 26Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? 27Perché il Figlio dell'uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni28In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell'uomo con il suo regno»


Oggi Gesù ci dice: vuoi trovare la vita?

Ecco la strada, l’indicazione da seguire: “Chi perde la propria vita per causa mia, la troverà” (v. 25), dice Luca: “la manterrà viva” (Lc 17,33). Trova la vita chi la dona al Signore: il “per causa mia” è vitale. E il motivo della perdita è il Signore, è la perla preziosa che ci spinge a lasciare tutto per seguire la sua luminosità e la sua preziosità.

“Ma queste cose, che per me erano guadagni, io le ho considerate una perdita a motivo di Cristo. Anzi, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui, avendo come mia giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede: perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti” (Fil 3,7-11).

La mia vita si muove a causa del Signore? Chi e che cosa mi anima?

Gesù non solo ci indica la via, ma soprattutto ci mette in guardia: uno può anche guadagnare il mondo intero e poi perdere la propria vita (cf. v. 26). Quanta vigilanza dobbiamo mettere nella nostra vita perché da guadagnare non sono gli altri, il mondo, il denaro, ma la propria vita: c’è da curare ciò che non si vede, ciò che è dentro di noi e nel profondo prima di ciò che è fuori, prima di quello che gli altri dicono di noi.

Questo versetto di Gesù mi fa pensare all’inno alla carità di Paolo. Uno apparentemente può fare grandi cose, grandi gesti, ma senza la carità tutto è inutile: “Se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe” (1Cor 13,2-3). La carità è la misura della nostra vita, è la concretezza, la dimensione reale della nostra vita, è il nostro cuore evangelizzato e ammaestrato dal Signore, reso docile dalla parola dell’evangelo che si fa vita concreta. 

La Parola è la spada a doppio taglio per discernere le nostre azioni e le nostre parole, e saranno soprattutto le nostre azioni che diranno la verità di noi stessi e che già qui e ora possono diventare criterio per il nostro discernimento. “Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto” (Eb 4,12-13).

Quindi le azioni, i gesti, la disponibilità, il servire umile e nascosto, il non fare riserve di sé, dicono la qualità della nostra fede prima delle nostre parole, che possono essere vuote se non vissute in una prassi quotidiana di carità, di accoglienza e di apertura verso tutti.

Facciamo nostra la preghiera di Salomone: “Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male” (1Re 3,9).

sorella Roberta