Chi sono io per te?

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13 agosto 2020

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 16,13-23 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 13Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». 14Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». 15Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». 16Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 17E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. 18E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. 19A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». 20Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo. 21Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. 22Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». 23Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va' dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!»


“La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?” (v. 13), “La gente cosa dice di me?”… Sembra essere questo il senso di una delle tante domande che Gesù rivolge ai suoi interlocutori. Ottenute risposte abbastanza varie, che lo identificano con profeti antichi e recenti, Gesù insiste, rivolgendosi ora più direttamente ai suoi discepoli: “Ma voi, chi dite chi io sia?” (v. 15).

La domanda si fa più diretta, e anche l’oggetto si chiarisce: ora Gesù non sta più chiedendo cosa la gente pensi del “Figlio dell’uomo”, figura escatologica con cui si identifica, ma dice: “Voi, chi dite che io sia?”. Qui la novità dell’iterazione della domanda: c’è un “voi” e un “io”, ci sono i discepoli e c’è il Maestro.

Gesù vuole provocare un faccia a faccia. Non con l’intento di misurare la loro consapevolezza teologica circa la sua missione, quanto piuttosto il loro coinvolgimento interiore in quella relazione. La domanda di Gesù può essere assimilata a quella che a volte ci si rivolge tra amici o tra persone che si amano: “Chi sono io per te?”. “Chi sono io per voi?”.

Ed è evidente che, quando è vera, questa domanda non intende alimentare l’autostima di chi la pone, ma piuttosto scavare in profondità per mettere un fondamento ancora più solido a ciò che il tempo e le intemperie della vita rischiano di sgretolare. Gesù sta invitando i discepoli a fondare sulla roccia la loro relazione con il Maestro, in vista di quei tempi di prova che, non a caso, egli comincia a prospettare subito dopo la confessione di Pietro: “Da allora, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme” (v. 21).

Pietro non esita, irruente e passionale di natura, e tenta una risposta che ha molto di vero e molto di ancora oscuro, per lui, innanzitutto: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (v. 16). Affermazione ricca, ma ancora da dischiudere. Come una sorta di formula matematica che contiene tutto, ma è tutta da svolgere, da esplicitare.

Ed ecco Gesù che lo prende per mano… e lo conduce per questa via di svelamento. Gli rivela la beatitudine di quello che Pietro ha appena proclamato, il dono che il Padre gli ha fatto di comprendere: “Né carne né sangue … ma il Padre mio che è nei cieli” (v. 17). Gli dice quello che lui farà della fede di Pietro: “Su questa pietra io edificherò la mia chiesa” (v. 18); non Pietro, ma il Signore edificherà, e sulla sua fede non tanto su di lui. Gli promette anche fedeltà: “Le potenze degli inferi non prevarranno” (v. 18). Infine gli affida un servizio fraterno: sciogliere e legare (v. 19).

Tutto questo, però, non è il premio concesso a Pietro per aver risposto bene al quesito posto da Gesù, ma è lo svelamento dell’immane tesoro di vita che quelle poche parole pronunciate da Pietro contenevano: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”.

Forte di quelle parole, infatti, Gesù inizierà a dare compimento al suo ministero in terra, e Pietro potrà iniziare il proprio cammino di primo tra gli apostoli. Primo, perché per primo si piegherà su quelle parole, cercherà di comprenderle, di viverle e di annunciarle. Primo anche nel rinnegamento, fino a sentirsi chiamare “Satana” da Gesù (v. 23).

Ma quelle parole, pronunciate senza grande consapevolezza, saranno per lui la via per la quale potrà fare ritorno al Gesù autentico e vivificante, al Signore e Maestro della sua vita, in un cammino di scoperta mai finito. Molte volte ancora dovrà rispondere alla medesima domanda: “Chi sono io per te?”. Una domanda che, dall’evangelo, Gesù continua a rivolgere anche a ciascuno di noi.

fratel Sabino