“Ricordandosi della sua misericordia”

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15 agosto 2020

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 1,46-55 (Lezionario di Bose)

In quel tempo46Maria disse:

«L'anima mia magnifica il Signore
47e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
48perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
49Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome;
50di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
51Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
52ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
53ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
54Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
55come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre»


Festeggiamo oggi il Transito della beata Vergine Maria, esodo dalla nostra terra e nascita al cielo. Maria, la madre del Signore, colei che è stata invitata a rallegrarsi, riempita della grazia della presenza del Signore (cf. Lc 1,28), che è riconosciuta arca dell'alleanza, "benedetta tra le donne e benedetto il frutto del suo grembo" (cf. Lc 1,42), che è detta "beata" perché ha creduto al compimento delle parole del Signore (cf. Lc 1,45), detta "beata" da tutte le generazioni perché il Dio onnipotente nell'amore ha operato in lei cose grandi.

Maria è colei che magnifica, riconosce e canta la presenza del Signore, come speriamo di poter fare anche noi alla fine della nostra vita, quando vedremo come il Signore non ci ha mai abbandonato, anche quando noi eravamo disperati e dispersi. Il Signore guarda la pochezza che siamo, corroborando la nostra miseria con la sua misericordia. Il Signore sovverte, può riplasmare il nostro modo di guardare, se solo noi ci lasciamo avvicinare.

“Gli occhi di Dio guardano solo in basso e non in alto, e quanto più in basso uno si trova sotto di lui tanto meglio lo scorge”. Così scrive Martin Lutero all’inizio del suo commento al Magnificat. E continua: “Ciò che Dio opera e vede, avviene nella bassezza e nell’umiltà”. 

Lì dove siamo, dunque, il Signore ci raggiunge colmandoci della sua presenza, che è promessa di vita, speranza di resurrezione per tutti, come anticipata profeticamente dall’assunzione al cielo di Maria, la madre di Gesù, figura della Gerusalemme celeste.

Nel Cantico che l’evangelista Luca pone sulle labbra di Maria riecheggiano passi della Scrittura, humus in cui il popolo d’Israele si è nutrito ed è cresciuto. In particolare possiamo riascoltare il Cantico di Anna, moglie amata di Elkanà, donna a cui “il Signore aveva chiuso il grembo” (1Sam 1,5), colei che “prolungava la sua preghiera davanti al Signore” (1Sam 1,12), e che era così diventata la madre di Samuele, ridonato al Signore che aveva ascoltato il suo dolore. Anna dunque prorompe in un canto di lode a Dio:

“Il mio cuore esulta nel Signore,
la mia fronte s’innalza grazie al mio Dio” (1Sam 2,1).

E il ringraziamento personale diviene canto di vittoria della vita per tutto il popolo, perché il Signore 

“solleva dalla polvere il misero,
innalza il povero dalle immondizie,
per farli sedere insieme con i capi del popolo
e assegnar loro un seggio di gloria.
Perché al Signore appartengono i cardini della terra
e su di essi fa poggiare il mondo.
Sui passi dei giusti egli veglia,
ma gli empi svaniscono nelle tenebre.
Certo non prevarrà l’uomo malgrado la sua forza” (1Sam 2,8-9). 

Allo stesso modo Maria riconosce l’azione di Dio in lei e con lei nel popolo, la cui salvezza si estende all’umanità intera.

Donaci, Signore, di guardare a lei, umile serva della tua Parola, “modello e immagine della chiesa” (cf. Lumen Gentium 63, 68), per diventare anche noi dimora della tua presenza, credendo che nulla è impossibile in te. 

“Egli che di lei tutto sapeva, la sollevò
nella divina natura che già le apparteneva”.
(R. M. Rilke, La morte di Maria).

sorella Silvia