La rivoluzione della conversione

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17 agosto 2020

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 18,1-10 (Lezionario di Bose)

In quel tempo1 i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». 2Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro 3e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. 4Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. 5E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
6Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. 7Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che vengano scandali, ma guai all'uomo a causa del quale viene lo scandalo!
8Se la tua mano o il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo e gettalo via da te. È meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, anziché con due mani o due piedi essere gettato nel fuoco eterno. 9E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te. È meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna del fuoco.
10Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.


“Chi dunque è più grande nel regno dei cieli? ” (v. 1): i discepoli non hanno un’idea ben precisa di cosa sia “il regno dei cieli”. Evidentemente, nella loro mente, chi dice regno dice implicitamente re, qualcuno che domina. Mentalità comune del tempo ma anche mentalità mondana tutt’ora in vigore. Quale società umana non cerca un “dominante” e quante persone sacrificano spesso la parte più preziosa della loro vita per riuscire ad aver il posto del dominante? 

La risposta di Gesù è rivoluzionaria, chiede un cambiamento radicale, completo, chiede la rivoluzione esistenziale della conversione. Il regno di Dio non è un’utopia come tante rivoluzioni ideologiche che, prendendo il potere nella storia, hanno ucciso ciò in cui esse stesse dicevano di credere. Un'utopia resta lontana invece il bambino posto in mezzo significa che il regno dei cieli è in mezzo a noi, a portata di mano, nel nostro intimo, come questo bambino in mezzo ai discepoli spiazzati. 

“Chiunque si farà piccolo ... costui è il più grande nel regno dei cieli” (v. 4). Gesù aveva già accennato al più grande e al più piccolo nel regno dei cieli, lasciando pudicamente capire che il più piccolo è lui perché ha saputo disarmarsi e farsi piccolo come un bambino davanti al potere dei grandi di questo mondo (cf. Mt 11,11).

Chi sono questi piccoli di cui egli parla, come riconoscerli per non scandalizzarli? Sono quelli che gli occhi del Signore vedono come tali, sono quelli che con la fiducia di un bambino ripongono la loro fede nel Signore (cf. v. 6). Siamo chiamati a entrare nella sua visione, nel suo discernimento per poter accogliere i piccoli del Signore e dunque accoglierlo. Siamo rimandati alla fine del Vangelo secondo Matteo dove il Figlio dell’uomo si identifica con i piccoli. Alcuni discepoli chiedono al Figlio dell’uomo: “Quando mai ti abbiamo visto nel bisogno?" e il re risponderà loro: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (cf. Mt 25,39).

Siamo certamente davanti a un cammino da compiere. Nasciamo bambini, ma quando siamo grandi lo dobbiamo diventare secondo i criteri del regno dei cieli.

Nel Vangelo secondo Giovanni, Gesù ha dato la risposta a Nicodemo che gli chiedeva come potesse nascere un uomo quando è vecchio: “Se uno non nasce da acqua e spirito non può entrare nel regno di Dio” (Gv 3,5). L’acqua e lo Spirito rimandano al fatto che un cristiano è battezzato nella morte e risurrezione del Signore e Gesù spiega qual è la strada da percorrere per imparare ad attuarlo concretamente: “Se la tua mano o il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo e gettalo via da te” (v. 8). In noi, in ciascuno di noi, c’è un piccolo che ha fede e che non dobbiamo scandalizzare per non scandalizzare gli altri.

Con la mano, cioè il nostro agire, possiamo prendere possesso o accogliere e condividere. Con il piede possiamo percorrere vie mortifere ripiegate sui nostri soli interessi o vie aperte agli altri. Con l’occhio possiamo imparare a discernere dove brilla la luce della resurrezione nella vita altrui o vedere soltanto le sue tenebre. A noi viene dato di poter contemplare il volto del Padre, accogliendo il Signore in noi e negli altri, vivendo secondo il regno dei cieli.

sorella Sylvie