Il Signore pensa in grande per noi

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21 agosto 2020

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 19,1-12 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 1Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano. 2Molta gente lo seguì e là egli li guarì. 3Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». 4Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina 5e disse: Per questo l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne? 6Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto». 7Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l'atto di ripudio e di ripudiarla?». 8Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all'inizio però non fu così. 9Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un'altra, commette adulterio».
10Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell'uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». 11Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. 12Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca»


Il vangelo di oggi, come ogni pagina evangelica, ci è offerto dal Signore come “buona notizia”: quale buona notizia? Possiamo forse riassumere così: l’uomo trova il senso della vita nel dono incondizionato di sé.

E qui Gesù ci tratteggia due possibili vie di donazione di sé: il matrimonio e il celibato. Entrambe vie di amore, entrambe vie da “capire”, (lett. cui “far spazio”, v. 11: “non tutti capiscono questa parola” e v. 12: “chi può capire, capisca”), entrambe vie di Dio (che ha unito gli sposi, v. 6, e che attira al Regno, v. 12) e suoi doni; entrambe vie esigenti, perché rispondono alla logica della croce e non alla logica umana.

Ma ripercorriamo il testo: alcuni farisei sperano di trovare motivi di accusa contro Gesù obbligandolo a esprimersi su una delle controversie dell’epoca: quali motivi autorizzano un uomo a ripudiare la propria moglie? Occorrono motivi gravi, ad esempio mancanze morali della moglie, o basta molto meno di questo? 

Peraltro, cosa scontata all’epoca, la domanda è posta solo in termini di diritto dell’uomo sulla donna, non viceversa.

Che posizione prenderà Gesù? Rigorista o lassista? Gesù, non si lascia trarre in inganno, ma richiama i suoi interlocutori su quella che è l’intenzione originaria di Dio: come il Signore ha pensato l’uomo e la donna nella loro relazione reciproca? È questo che dovrebbero chiedersi quei farisei!

Se andiamo a leggere Gen 1,27 e Gen 2,24 è evidente l’intenzione del Creatore: l’uomo e la donna, così diversi (e divisi!) nel loro essere maschio e femmina hanno la vocazione donata da Dio di poter essere “una sola carne”. Per questo l’uomo lascerà alle spalle una storia, quella della sua origine, per dar vita a una nuova storia, quella che lo apre al futuro grazie al dono di sé fatto all’altro, così ben tratteggiato dall’espressione “essere una sola carne”. 

I discepoli però non capiscono, o meglio, riducono l’esperienza sponsale ai rischi che comporta, soppesano le possibilità e concludono: non conviene sposarsi.

Gesù non è ingenuo, sa bene che l’unità è sempre minacciata dalla debolezza, dal peccato, dalla contraddizione, sa bene che c’è sempre il rischio del naufragio, dolorosa realtà, ma chiede anche di ricordare che a fondamento dell’unione c’è il Signore stesso (cf. v. 6): se dei correttivi sono stati posti da Mosè essi non annullano il desiderio di Dio, che è sempre desiderio di unità; essi tengono piuttosto conto della “durezza di cuore” (v. 8) che abita l’uomo, dell’incapacità di vivere fino in fondo il dono ricevuto.

È una buona notizia questa o, come i discepoli, siamo tentati di dire “allora non conviene”? Sì, qui c’è una buona notizia ogni volta che riconosciamo che il nostro peccato non impedisce mai al Signore di “pensare in grande” per noi, e ogni volta che riconosciamo che lui non ci priva mai della sua misericordia e del suo perdono quando ci vede fallire e cadere.

Infine: Gesù riconosce che ci sono persone per le quali “non conviene” sposarsi… ma non per fuggire il matrimonio! Semplicemente perché c’è anche un’altra via di dono di sé, una via anch’essa feconda, radicata nell’amore. Via che lui stesso ha scelto e vissuto: è la possibilità del celibato per il Regno. 

sorella Annachiara