Con semplicità e trasparenza

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22 agosto 2020

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 19,13-15 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 13furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. 14Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli». 15E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.


Il vangelo di oggi è collocato tra due brani in cui è espressa tutta la difficoltà, dei discepoli prima e del giovane ricco poi, a aderire alla logica del regno di Dio. In queste pagine i discepoli in particolare pongono diverse domande a Gesù, che dimostrano la loro incomprensione profonda e anche lo scoraggiamento che provano, perché non riescono a decifrare quel messaggio di libertà che Gesù sta narrando loro attraverso la sua vita, e la sua vita insieme a loro. Sono in una condizione in cui guardano ma non vedono, odono ma non ascoltano. 

Chiedono a Gesù chi sia il più grande nel regno dei cieli (cf. Mt 18,1); esprimono la loro difficoltà, e dunque la loro incomprensione, rispetto al rapporto tra uomo e donna (cf. Mt 19,10); anche sul tema delle ricchezze si trovano impreparati e dubitano che ci possa essere una salvezza nel regno di Dio (cf. Mt 19,25); Pietro stesso chiede la ricompensa che gli spetta per aver lasciato tutto per seguire il Signore (cf. Mt 19,27); e infine c’è la domanda della madre dei figli di Zebedeo che chiede un posto d’onore per i suoi figli (cf. Mt 20, 21). 

Sono tutte domande, richieste, perplessità che anche a noi saranno sorte più volte, niente di nuovo e di scandaloso. Ma forse è proprio sul nuovo che bisogna concentrarsi. Una novità che consiste nell’affrontare le relazioni con una libertà prima di tutto da se stessi, da quell’io che viene posto come inizio e fine dell’incontro con l’altro, dunque vanificando l’incontro stesso. Novità che ci chiede di non misurare sempre chi è il più grande tra noi, ma ci propone di aderire insieme a un progetto che siamo chiamati a condividere, collaborando per la sua creazione

Ma la novità sta soprattutto nella risposta che Gesù dà ai suoi discepoli. All’ennesimo gesto di incomprensione che essi compiono ─ allontanando da lui chi gli porta dei bambini ─ Gesù indica proprio in questi bambini coloro ai quali appartiene il regno dei cieli. Gesù indica nei bambini il modo di vivere in cui è presente quella semplicità di cuore che affronta la vita con fiducia nell’altro e che sa guardare con uno sguardo semplice, che illumina il nostro essere. Non si tratta di assumere modi infantili, ma di ritornare a una condizione in cui si può liberare lo spazio occupato dalle nostre preoccupazioni, dai nostri tentativi di affermazione, per far sì che divenga un luogo di comunione. Luogo in cui esprimiamo, con la sincerità propria dei bambini, il desiderio di una vita insieme e la necessità di realizzarlo non da soli ma con fiducia negli altri e nel Signore. Solo attraverso questo cammino di semplicità e di trasparenza potremo accedere al regno dei cieli.

Dunque la buona notizia è il fatto che la strada che ci indica Gesù non è complicata e difficile come quella che si immaginavano i discepoli. Il loro errore sta nel trasporre la logica umana, e non da ultimo gli schemi del potere e della rivalità, nel progetto del regno dei cieli che, invece, ha una logica ben precisa: quella che ci descrivono le beatitudini in cui i poveri in spirito, i miti, chi ha fame e sete di giustizia, i misericordiosi, gli operatori di pace sono coloro che collaborano all’opera del Padre perché il suo regno sia in mezzo a noi. 

sorella Beatrice