Una bontà quasi assurda

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26 agosto 2020

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 20,1-16 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «1 Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. 2Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. 3Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, 4e disse loro: «Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò». 5Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. 6Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: «Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?». 7Gli risposero: «Perché nessuno ci ha presi a giornata». Ed egli disse loro: «Andate anche voi nella vigna».
8Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: «Chiama i lavoratori e da' loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi». 9Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 10Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero ciascuno un denaro. 11Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone 12dicendo: «Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo». 13Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: «Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? 14Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te: 15non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?». 16Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi»


L’evangelo odierno inizia letteralmente con un “perciò”, cosa evidentemente improponibile in una lettura liturgica; ma questo dettaglio è significativo perché presenta la parabola dei vignaioli come la spiegazione o illustrazione dei paradossi con i quali Gesù ha appena dichiarato quasi impossibile l’ingresso di un ricco nel regno di Dio o la sua salvezza: sarà più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, cosa impossibile all’uomo, ma a Dio tutto è possibile (cf. Mt 19,24-26).

Gesù non paragona il regno al “signore della vigna”, né agli operai, e nemmeno alla vigna! Il paragone non verte sui personaggi, ma su ciò che accade, sulla dinamica dell’azione. Ciò significa che la parabola non intende spiegare cosa sia il regno dei cieli; vuole invece narrare il modo di regnare di Dio. Dio regna, potremmo dire, in modo assurdo! Quale proprietario di vigna agirebbe in questo modo? E come mai gli operai dell’ultima ora non sono stati ingaggiati prima, dal momento che il padrone è venuto molte volte sulla piazza in cui si trovavano e “nessuno ci ha presi a giornata” (v. 7)?

In questa prospettiva possiamo rilevare almeno tre caratteristiche del regnare di Dio.

Anzitutto, non è mai troppo tardi, a meno di mostrarsi assolutamente indisponibili (cioè di non stare sulla piazza del mercato del lavoro), e ciò nonostante altre parabole – come quella delle dieci ragazze in attesa della venuta dello sposo (cf. Mt 25,1-13) – che hanno probabilmente altro da dire che metterci di fronte a un “troppo tardi!”.

C’è poi l’atteggiamento del proprietario: cerca, certo, una “forza-lavoro”, braccia per lavorare nella sua vigna, ma la sua preoccupazione maggiore è che non ci siano disoccupati, che non ci sia chi non abbia da fare o si senta “inutile” (cf. Lc 17,10) e non abbia una ragion d’essere. Per Dio la vita non può non aver senso; lo sottolinea il fatto che il padrone della vigna vada anche a fine giornata a vedere se c’è ancora qualche disoccupato, che evidentemente, nella vigna, non potrà fare granchè!

Infine, vi è la “resa dei conti”: il giudizio. Sì, proprio il giudizio ultimo! A tutti la stessa somma. Tutti salvati? Questa perlomeno è la volontà di Dio, come ricorda la Lettera a Timoteo, quando dice che Dio “vuole che tutti siano salvati” (1Tm 2,4; 4,10; cf. Sal 36,7). Sia questo anche il nostro desiderio e la nostra volontà, non solo per noi ma anche per gli altri, persino per i nostri avversari. Certo, c’è chi brontola: è biasimato, ma non rigettato; deve solo scoprire, come pure noi, che non si può essere più o meno salvati! 

Il giudizio ultimo non è il luogo della valutazione delle nostre azioni, ma quello della rivelazione di ciò che per Dio sono i veri valori: non ciò che avremo fatto, ma il nostro essere vivi. È ciò che Gesù rivela sulla croce: se Dio deve scegliere tra la sua vita e la nostra, preferisce che viviamo noi, anche se per questo deve morire lui stesso. Per tale motivo possiamo aspettare il giudizio finale, e anche desiderarlo, nella gioia.

fratel Daniel