L'autorevolezza di Gesù

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1 settembre 2020

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 4,31-37 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù 31scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. 32Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità.
33Nella sinagoga c'era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: 34«Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». 35Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male. 36Tutti furono presi da timore e si dicevano l'un l'altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». 37E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante.


È sabato e Gesù insegna, in una sinagoga, come suo solito.

Ed ecco che un uomo posseduto da uno spirito impuro gli grida contro: “Basta! Che c’è tra noi e te, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci?”. Il male divide e instaura una pluralità caotica, non vuole che un altro venga a unificarla ma si frappone in una relazione io-tu. Anzi, non vuole proprio la relazione: vuole la brutta solitudine, quella letteralmente dia-bolica, che divide. Pensa che la rovina sia l’entrare in contatto con l’altro, mentre esalta l’orgoglioso isolamento, magari mascherandolo da virtù eroica.

Satana pretende niente meno che di confessare la verità su Gesù: “Io so chi tu sei: il Santo di Dio!”. Commenta Daniel Attinger: “Mettendo in bocca ai demoni confessioni di fede perfettamente ortodosse, Luca intende forse mettere in guardia il lettore: per potersi chiamare cristiani, non basta la stretta ortodossia, giacché essa può essere demoniaca”. Si pensi anche alle eloquenti parole della Lettera di Giacomo: “Tu credi che c’è un Dio solo? Fai bene; anche i demoni lo credono e tremano!” (Gc 2,19). E Pietro non ha forse meritato da Gesù l’appellativo di “Satana” (Mc 8,33), per avergli impedito di manifestarsi secondo le sue vie? Da qui la domanda per noi: accettiamo di coinvolgerci con Gesù, sulle sue vie, oppure ci limitiamo a una confessione di fede solo dottrinale, teorica?

La reazione di Gesù è risoluta, brevissima: “Taci! Esci da lui!”. La sua è una parola chiara, che agisce, che unifica, che guarisce, senza attirare l’attenzione su di sé, ma manifestando negli atti l’amore misericordioso di Dio, “il medico delle nostre malattie” (cf. Sal 103,3). La gente lo capirà, poco dopo: al vedere l’agire di Gesù “tutti glorificavano Dio, dicendo: ‘Un grande profeta è sorto tra noi’, e: ‘Dio ha visitato il suo popolo’” (Lc 7,16). Capivano che il profeta Gesù rimandava davvero a un Altro, al Santo: era un uomo di Dio…

Ma già qui, in altra forma, le persone del popolo lo confessano, con due affermazioni che inquadrano l’intero nostro brano:

  • Erano stupiti dal suo insegnamento perché la sua parola aveva autorevolezza.
  • Che parola è mai questa, che comanda con autorevolezza e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?

Ecco una delle caratteristiche più affascinanti di Gesù: la sua exousía, autorevolezza, in cui consiste la sua vera potenza. Egli diceva ciò che pensava e faceva ciò che diceva. Vengono in mente le parole di Martin Buber ne Il cammino dell’uomo: “Ogni guerra tra me e i miei simili deriva dal fatto che non dico quello che penso e non faccio quello che dico”. Anche tutte le nostre guerre interiori, che rischiano di sfiancarci e di dividerci da noi stessi e dagli altri. Ecco allora, per ognuno di noi, oggi, una semplice domanda: sono capace di “lasciare la presa”, di lasciare che il Signore Gesù venga e metta a tacere il mio caos interiore?

Forse cadremo a terra, ma ci rialzeremo con lui. Con la nostra mano nella sua, per camminare insieme, fiduciosi e amanti, sulla via della vita.

sorella Francesca