Come colui che serve

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3 settembre 2020

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 22,24-32 (Lezionario di Bose)

In quel tempo nacque tra i discepoli una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande. 25Egli disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. 26Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. 27Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve.
28Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove 29e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l'ha preparato per me, 30perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno. E siederete in trono a giudicare le dodici tribù d'Israele. 31Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; 32ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli».


Ascoltiamo questa buona notizia per noi nel giorno in cui facciamo memoria di Gregorio, vescovo di Roma e papa, chiamato “Magno”, il grande, proprio lui che per primo ha accostato l’epiteto di “servo dei servi di Dio” al successore di Pietro. E proprio la memoria di Gregorio ci fornisce una chiave di lettura di questo brano evangelico e della grandezza secondo Dio.

Siamo nel giorno degli azzimi che precede la Pasqua, venuta quell’“ora” in cui Gesù siede a tavola con gli apostoli per mangiare la Pasqua, prima della sua passione. Di questo evento fondante quella che sarà la comunità dei discepoli del risorto, di questo momento istitutivo del memoriale eucaristico, gli evangelisti ci forniscono racconti simili e complementari nelle loro differenze. Se i sinottici insistono sul pane spezzato e il calice condiviso, Giovanni sembra ignorare questi gesti per concentrarsi sulla lavanda dei piedi. Ma il comandamento lasciato da Gesù è il medesimo: quello che ho fatto io, fatelo anche voi! “Fate questo in memoria di me”, “dovete lavare anche voi i piedi gli uni agli altri”. 

Luca, a prima vista in modo sconvolgente, sente la necessità di riprendere proprio qui una discussione tra i discepoli di cui ha già reso conto in precedenza: dopo la Trasfigurazione e la guarigione di un indemoniato, quando Gesù ha annunciato per la seconda volta il mistero della passione che lo attende, tra i discepoli, in tutta risposta, “nacque una discussione: chi di loro fosse più grande” (Lc 9,46). Ora il mistero della passione e morte volge all’epilogo, Gesù ha offerto il pane e il vino come segno e sacramento del proprio corpo e sangue, ha annunciato il tradimento da parte di un discepolo… e tra i dodici, quasi a evitare di approfondire l’interrogativo su “chi di loro avrebbe fatto questo”, la questione che sorge è di nuovo “chi di loro fosse da considerare più grande”. La lotta per il primato irrompe al cuore della spogliazione del Maestro e Signore.

Gesù è costretto a interrompere il suo insegnamento, la consegna di se stesso, quell’offerta del corpo e del sangue che ha appena detto di “fare” in sua memoria, per indicare agli apostoli cosa “non devono fare”, anzi come non devono essere: “Voi non così!”, recita letteralmente il testo. Sì, al cuore dell’ultima cena non c’è trasmissione di un potere sugli altri, non c’è affermazione di un primato, bensì l’istituzione di una nuova ed eterna modalità di essere in relazione con gli altri e di vivere i rapporti fraterni: il servizio, la lavanda reciproca dei piedi, la sottomissione amorosa di chi si fa discepolo di colui che da ricco si fece povero, del più grande che sta in mezzo come colui che serve. “Sta in mezzo”, non sopra, non in disparte, ma in mezzo, al cuore stesso della comunità. E ci sta come colui che serve, perché in mezzo, al cuore di ogni vita comune vissuta nel nome del Signore Gesù c’è il servizio ai fratelli e alle sorelle.

Solo così chi è il più grande tra i discepoli diventa il più piccolo e solo come tale vedrà la sua fede non venir meno grazie alla preghiera del Signore, vedrà la sua conversione diventare riconferma dei fratelli, vedrà il proprio peccato mutarsi in invocazione della misericordia del Signore per tutti. 

fratel Guido