Nella luce della trasfigurazione

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4 settembre 2020

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 9,28-36 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 28Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. 29Mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. 30Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, 31apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. 32Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. 33Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva. 34Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All'entrare nella nube, ebbero paura. 35E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo!». 36Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.


Oggi guardiamo a Mosè nella luce della trasfigurazione: è la luce della gloria di Gesù trasfigurato che illumina Mosè ed Elia, la Legge e i Profeti, ovvero è lui che è la chiave ermeneutica di tutte le Scritture, che le compie, come aveva già detto lui stesso all’inizio del Vangelo di Matteo: “Non sono venuto ad abolire la Legge e i Profeti, ma a dare loro pieno compimento”. 

Solo dopo che Gesù è stato trasfigurato e questa luce ha “investito” Mosè ed Elia, solo nella Luce del Cristo, Pietro, Giovanni e Giacomo possono vedere ed ascoltare (questo solo Luca lo sottolinea) Mosè ed Elia che conversano con Gesù:noi possiamo comprendere il senso delle Scritture solo a partire da Cristo che ne è il compimento.

Ma, viceversa, è anche vero che i discepoli, e noi con loro, non potranno comprendere l’esodo di Gesù, la sua passione, morte e resurrezione, se non nel “dialogo” con ciò che l’ha preceduto e preparato, se non immettendo il cammino di Gesù nel più ampio cammino della storia di salvezza.

Ecco perché Pietro sbaglia (“Non sapeva quello che diceva” annota Luca) nel proporre a Gesù di fare tre tende, una per lui, una per Mosè e una per Elia: ormai i tre sono inscindibili, in continuo dialogo, uniti in una comunione che il Padre ha voluto e sigillato con la sua luce.

Gesù porterà inscritti in sé i tratti di Mosè ed Elia (mi sembra significativo che, in Luca, dopo la narrazione della trasfigurazione non vi sia il dialogo tra Gesù e i discepoli sul nuovo Elia che deve venire e che è ravvisato in Giovanni Battista).

Gesù, come Mosè, ci conduce fuori dalla terra d’Egitto, dalla terra di schiavitù, verso la terra della libertà.

Come lui intercede per noi, nelle nostre “guerre” quotidiane, non contro nemici esterni, ma contro il male che ci abita (cf. Es 17,8-13 e Rm 8,34).

Come di Mosè si dice che parlava faccia a faccia con Dio, come un amico parla con il suo amico, così Gesù resta in una comunione unica con quello che chiama suo Padre: entrambi salgono la montagna per stare in dialogo con il Signore, per ricevere da lui le parole da dire al popolo, in un’intimità che si apre poi a una comunione che è custodia e responsabilità verso coloro che Dio ha loro affidato (per Mosè il popolo d’Israele, per Gesù i figli d’Israele, i discepoli e l’umanità tutta).

Ecco questi sono solo alcuni tratti che accomunano Mosè e Gesù, a dire la grande unità e continuità nel disegno di salvezza.

Concludendo riporto stralci di una poesia di D. Bonhoeffer intitolata “La morte di Mosè”:

Sulla vetta del monte sta
Mosè, l’uomo di Dio, il profeta.
I suoi occhi guardano fissi
verso la santa terra promessa.
«Così mantieni, Signore, quel che hai promesso,
mai hai mancato con me alla tua parola.
Per me hai fatto cose mirabili,
l’amarezza hai trasformato in dolcezza,
attraverso il velo della morte fammi vedere

il mio popolo che si reca alla solenne festa.
Tu che punisci i peccati e perdoni volentieri,
Dio, oh, io l’ho amato questo popolo mio.
Che io abbia portato i suoi pesi e la sua vergogna
e vista la sua salvezza – di più non mi bisogna.
Tienimi, afferrami! Il bastone mio sprofonda;
Dio fedele, preparami la tomba.

sorella Ilaria