“Stavano presso la croce”

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14 settembre 2020

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 19,17-30 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù, 17portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, 18dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù in mezzo. 19Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». 20Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. 21I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: «Il re dei Giudei», ma: «Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei»». 22Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».
23I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti - una per ciascun soldato - e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. 24Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice:

Si sono divisi tra loro le mie vesti
e sulla mia tunica hanno gettato la sorte.

E i soldati fecero così.
25Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. 26Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». 27Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé. 28Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». 29Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. 30Dopo aver preso l'aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.


Quaranta giorni dopo la Trasfigurazione si celebra la festa dell’Esaltazione della croce, donata come simbolo della vittoria pasquale di Cristo. La croce è il segno escatologico che apparirà in cielo ad annunciare la venuta del Signore nella gloria. L’antifona latina canta: “Noi ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo perché con la tua santa croce hai redento il mondo”.

Il Vangelo di Giovanni racconta gli ultimi eventi della vita di Gesù da quando prende la croce su di sé, si incammina verso il Golgota, dove viene crocifisso e muore in croce con quelle ultime parole: “Tutto è compiuto”. La morte di Gesù in croce è il compimento della sua vita in totale obbedienza, affidamento e abbandono al Padre. La sua morte è il suo dono supremo, è il dono totale della sua vita, il sigillo sulla sua vita donata per amore per tutti, per tutti noi.

Vorrei soffermarmi sul verbo “Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Cleopa e Maria di Magdala” (v. 25).

“Stavano” è un verbo che sembra dire una grande staticità, quasi che Maria e le donne con lei fossero immobili sotto la croce. Ma rivela anche uno stare non inerte e fisso, ma uno stare risoluto e saldo in un momento difficile, in una situazione dolorosa, lacerante per una madre e le altre donne che hanno seguito Gesù e lo amano.

“Stavano”, quante volte nella vita non ci resta che stare in una situazione che sembra non avere via di uscita, stare in una sofferenza, in un dolore che ci toglie vita e che ci porta a disperare. Stare può essere l’unica azione che possiamo e dobbiamo compiere. Portare una situazione, “sop-portarla”, stare sotto può essere l’agire che non dobbiamo tralasciare di compiere aspettando di sapere e di potere compiere quel gesto tanto atteso da noi e dagli altri.

“Stavano” non con passività, ma con coraggio e forza, una presenza silenziosa che esprime tutto il desiderio di essere con il Signore anche nel dolore, anche quando non si capisce il perché, anche quando ci sembra che non ci sia più nulla da sperare.

“Stavano” segno grande di speranza e di fiducia in quel Gesù inerte e morente che non salva neppure se stesso, ma che in quel gesto di dono totale attira tutti a sé.

“Stavano” in silenzio, con la morte nel cuore, dentro di sé, per la fine così assurda della loro sequela e del loro Signore, ma è uno stare che permette al futuro di aprirsi, che permette di dare spazio all’agire di Dio Padre che non abbandona mai i suoi figli.

È uno stare pensante, orante e amante che permette a Maria di Magdala di andare di buon mattino al sepolcro e di correre da Pietro per annunciargli ciò che aveva visto: la tomba vuota! E poi di scoprire e riconoscere il volto del Signore risorto che la chiama: “Maria” e che la rimette in cammino e le dona la saldezza della fede nella certezza che il suo Signore è risorto.

“Stavano”, aspettando in silenzio la salvezza che viene dal Signore (Lam 3,26).

sorella Roberta