Memoria fiduciosa di una Parola

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30 settembre 2020

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 24,44-49a (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù risorto disse agli Undici:44«Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». 45Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture 46e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48Di questo voi siete testimoni. 49Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto».


Un passato che si apre al futuro. A congiungere i due estremi: il presente. Il passato: la Scrittura che racconta; il futuro: la promessa del perdono, della conversione per tutti i popoli; il presente: l’evento di Cristo, che si compie nella pasqua. All’interno di questo tempo che scorre, l’evangelista Luca ci narra oggi il ricongiungimento di Gesù, Risorto, con i suoi discepoli, con coloro i quali avevano abbandonato quello stesso Gesù, crocifisso.

Sono uomini spaventati, ancora rinchiusi nella paura, nel passato. Gesù viene e sta in mezzo a loro e si rivela come il Crocifisso Risorto, ma questo ancora non basta. L’incredulità dei discepoli, la nostra incredulità, non è sconfitta dalla semplice presenza fisica del Risorto che mangia “davanti a loro” (Lc 24,43). Gesù, in questo incontro è più di una semplice presenza: egli è quel presente che ricordando il passato dà una possibilità al futuro. L’incontro con Gesù permette ai suoi discepoli, e a ogni uomo e donna oggi, di “andare avanti”, di aprirsi al futuro.

Il Risorto si fa presente: invita a fare memoria e dona lo Spirito. “Sono queste le parole che io vi dissi … bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi” (vv. 43-44). L’incontro con il Risorto ha bisogno della nostra partecipazione, della nostra memoria fiduciosa. La comprensione di Gesù Crocifisso Risorto richiede la nostra fede nella sua Parola, in ciò che tutta la Scrittura prima di lui ha annunciato. Gesù, ancora una volta, accorre in aiuto dei suoi discepoli: “apre la mente per comprendere le Scritture” (v. 45), perché possiamo penetrarle e gustarle. Nell’incontro personale con Gesù il nostro cuore e la nostra mente, illuminati dallo Spirito, vengono resi capaci di comprendere il disegno universale di amore e salvezza manifestato pienamente nella resurrezione.

I discepoli stanno vivendo il momento più faticoso nelle loro vite e proprio ora non vengono lasciati soli. Come avanzare, a quale futuro aderire? Cosa costruire a partire dal passato che potrebbe sembrare un fallimento, la fine di una speranza? Gesù viene, rinnova e conferma una chiamata: “di questo voi siete testimoni” (v. 48). Ri-apre un cammino di sequela che non è già tracciato ma richiede la (e prende forma proprio nella) fatica della lettura, della comprensione degli avvenimenti della storia alla luce dell’evento di Gesù. Gesù Risorto invita a rileggere le nostre storie, le fatiche, la nostra personale debolezza, i fallimenti, i limiti del nostro essere umani, le morti che ci diamo e che infliggiamo agli altri, alla luce della Scrittura. Ricordare le parole dette da Gesù nel rileggere le nostre vicende significa tenere viva la consapevolezza della buona notizia che in esse è racchiusa, nascosta in ogni pagina di vangelo. La buona notizia del perdono e della salvezza (cf. v. 47).

La dolcezza di questa buona notizia, Gerolamo, padre della chiesa di cui oggi facciamo memoria, l’ha sempre indagata, amata, gustata, tanto da scrivere in una lettera:

“Ora ti domando, carissimo fratello, se non ti pare di abitare, già qui sulla terra, nel regno dei cieli, quando si vive fra i testi della Scrittura, li si medita, non si conosce o non si cerca di conoscere nessun’altra cosa” (Gerolamo, Lettera 53,10).

sorella Elisa