Guai a noi!

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2 ottobre 2020

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 10,13-16 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù disse:"13Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. 14Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. 15E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai!
16Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato».


Troppo duro il vangelo di quest’oggi! Reazioni del genere, di fronte a pagine di questo tipo, portano a edulcorarle, arrotondando il filo tagliente della spada della Parola (cf. Eb 4,12), che potrebbe ferire la nostra corazza, aprire feritoie per la grazia nelle mura dietro le quali ci nascondiamo.

Stiamo anzitutto al testo e cominciamo con l’identificare le cinque città di cui si parla. Corazin, Betsaida e Cafarnao si trovano vicino al lago di Tiberiade, nella Galilea patria di Gesù, la prima regione compresa nel raggio d’azione del profeta di Nazaret. Questi aveva scelto di stabilirsi proprio a Cafarnao, insieme ai suoi discepoli, tra cui due di Betsaida (cf. Mc 2,1; Gv 1,44). Corazin è citata solo qui nella Bibbia, però sappiamo che era ad appena 3 km da Cafarnao. Si tratta dunque dei primi luoghi in cui il Messia atteso da Israele, dopo l’inaugurazione nella sinagoga di Nazaret (cf. Lc 4,16-30), ha cominciato a esplicitare con parole e opere la sua missione. Tiro e Sidone sono invece due importanti città fenicie aperte sul Mediterraneo, percepite dai pescatori di Galilea come lontane, periferiche e pagane rispetto a Gerusalemme e al Dio di Israele.

Ebbene le prime possono rimandarci ai luoghi più vicini all’annuncio e all’azione del Cristo qui e ora. Luoghi nei quali non sappiamo riconoscere e lasciarci convertire dai segni della potenza del vangelo. Luoghi dove è sorta una luce ma noi continuiamo a proiettare le nostre ombre (cf. Mt 4,15). Luoghi nei quali continuiamo ad abitare e agire nelle tenebre. Luoghi, anche interiori, dove vorremmo continuare a vivere indisturbati, per poterci dedicare alla ricerca di una nostra felicità, di un vangelo che sia buona notizia (solo) per noi. Luoghi che diventano prigioni nelle quali lentamente moriamo, convinti di dover conseguire questo o poter pretendere quello...

Coglieremo l’occasione per aprire la nostra geografia interiore ai venti dello Spirito? O ci chiuderemo dietro le mura della nostra piccola, già nota contrada?

In tal caso guai a noi! L’espressione, di stampo profetico, è pronunciata da Gesù anche su di noi, o meglio per noi. Non è infatti una maledizione invocata su qualcuno come punizione, una parola che cioè oltre a minacciare comunica effettivamente un male, lo provoca; ma un’esclamazione che lo constata già presente, per chiamare a riconoscerlo e a emanciparsene.

In questo senso possiamo persino comprendere come, nel pentimento, siamo chiamati a unirci a questo lamento di Gesù su di noi. Fa parte della missione affidata ai discepoli! Lo possiamo affermare ricordando il contesto del nostro brano: Luca lo inserisce a conclusione del discorso missionario letto ieri, con il quale Gesù invia i suoi. Disprezzare, insieme all’annuncio della pace (cf. Lc 10,5), questo richiamo profetico, di cui gli inviati si fanno portatori, guardandolo dall’alto come se non ci riguardasse, è rifiutare l’estremo appello dell’amore, ignorare il grido appassionato di colui che invia i suoi gli uni verso gli altri (cf. v. 16).

Vale per tutti, a partire da dove siamo. Al v. 15 è infatti applicata a Cafarnao, la casa della prima comunità di Gesù, una parola tratta da Isaia 14,13-15, che risuona altrove su frequenze affini come monito per tutti: “Chiunque si innalza sarà abbassato” (Lc 18,14).

fratel Fabio