Vedere il gelsomino

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9 novembre 2020

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 17,1-6 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù 1 disse ai suoi discepoli: «È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. 2È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. 3State attenti a voi stessi! Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. 4E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: «Sono pentito», tu gli perdonerai». 5Gli apostoli dissero al Signore: 6«Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: «Sràdicati e vai a piantarti nel mare», ed esso vi obbedirebbe.


Quanto affanno, quante energie, quanta preoccupazione nella nostra vita per rincorrere l’idolo della crescita! A più livelli, su più fronti: crescita personale e comunitaria, crescita economica e finanziaria… Persino aspiriamo, ossessionati, a una crescita spirituale, che riguarda la fede, come se fosse un pil che possiamo aumentare a dismisura. Diminuire più che crescere, togliere più che aggiungere, rimpicciolire più che ingrandire: il Signore non ci chiede grandi cose, queste appartengono a lui: “Grandi cose ha fatto il Signore per noi” (Sal 126,3). La fede è granello di senape, piccolo seme che nascosto nelle feritoie della terra marcisce, muore per esplodere di vita. Chi opera incalcolabili e impensabili prodigi è il Signore! Lo sguardo della donna e dell’uomo di fede è concreto, realistico, umile, fedele alla terra, eppure capace di scrutare più in là, più in profondità, più in alto; i loro occhi sono irrorati dalle lacrime per l’intero cosmo che geme e soffre, eppure offrono rugiada a quanti se ne lasciano penetrare; le loro mani sono impotenti nel risolvere i problemi del mondo, eppure sono capaci di curare, prendersi cura, abbracciare, accarezzare perché l’altro possa essere sradicato dal suo male. Scriveva Etty Hillesum nel 1942, poco prima di essere deportata: “Oh sì, il gelsomino! Com’è possibile, mio Dio, è intrappolato tra il muro scrosticciato dei vicini e il garage … Eppure in mezzo a tutto quel grigio e a quel fango, è così splendente, così esuberante e così fragile”. Fede è saper vedere il gelsomino tra le “ombre di un mondo chiuso”: analisi chiara di papa Francesco nella sua ultima enciclica.

Strettamente connesso alla fede è il perdono. Il perdono scaturisce dalla fede e nello stesso tempo il perdono è l’anticamera della fede. La fede non è mera questione di credenza in Dio. La fede in Dio si esprime nella fiducia verso gli altri. Il perdono è atto di fiducia trasformativa. La fede in Dio che è dono ricevuto, gratuita grazia che ci raggiunge, fiducia amorevole posta nei nostri cuori, non può non diventare prassi liberatoria, dono a sua volta di amore che offre cammini di ricominciamento, di ripartenza, di accoglienza del pentimento dell’altro. Non si tratta di lasciar correre tutto ma di guardare in faccia il male, circoscrivere la fitta boscaglia della nostra rabbia che ha tutto il diritto di divampare ma non di distruggere ogni cosa, aprire piste di correzioni fraterne puntuali, precise, chirurgiche se necessario, è disarmarsi nella conversione reciproca. Sono processi lenti, lunghi ma che allargano l’orizzonte della nostra vita, che non può vivere sullo strascico di rancori, risentimenti, rivendicazioni.

Com’è importante allora il “violento” ammonimento iniziale di Gesù che sprona alla vigilanza e all’attenzione ai piccoli per non scandalizzarli! La custodia e la salvaguardia dei piccoli è condizione necessaria per vivere sia il perdono che la fede. Una delle peggiori ingiustizie e perversioni che possono accadere nella comunità dei credenti è tendere lacci, trappole, inciampi nei confronti dei più piccoli, dei deboli, degli indifesi, fare loro del male in svariate forme e tradire la loro fiducia. Una degenerazione di questo tipo non può che portare all’autodistruzione.

fratel Giandomenico