Il Signore dei viventi

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20 novembre 2020

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 19,45-48 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 27si avvicinarono a Gesù alcuni sadducei - i quali dicono che non c'è risurrezione - e gli posero questa domanda: 28«Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se muore il fratello di qualcunoche ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello29C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. 30Allora la prese il secondo 31e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. 32Da ultimo morì anche la donna. 33La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie». 34Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; 35ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: 36infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. 37Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe38Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
39Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». 40E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.


Il vangelo di oggi racconta una vicenda che ci sembra in parte assurda e irreale e in parte anche un po’ offensiva nei confronti della donna che deve sposare sette fratelli. Gesù nei suoi incontri ha sempre accolto e avvicinato le donne, anche quando questo risultava sconveniente agli occhi di molti (basta ricordare la peccatrice perdonata o la samaritana). Gesù ha sempre avuto accanto e con sé delle donne e nella casa di Betania, dove sostava da amici per ristorarsi e riposarsi, c’era Lazzaro, ma anche Maria e Marta: per loro, dai diversi racconti nei vangeli, emergono un’attenzione, una cura e un amore particolari.

Gesù, dunque, non vuole tanto soffermarsi sulla casistica della parabola, ma il suo intento è un altro, è annunciare la resurrezione: “Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi” (v. 38). Qui Gesù fa chiarezza su una dimensione della nostra vita umana e di fede che noi spesso mettiamo da parte e non assumiamo come una verità grande e fondante per ciascuno di noi: l’essere figli di Dio che non possono più morire perché figli della resurrezione.

Noi ci crediamo realmente?

Credere profondamente che il nostro Dio è il Dio dei viventi, che è venuto perché abbiamo la vita in abbondanza (cf. Gv 10,10) e che ci dona la vita eterna (cf. Gv 10,28).

La fede fatica a entrare nella nostra vita come base solida che dà forza e coraggio, sostegno e consolazione, speranza e fiducia.

Soprattutto in questo tempo di pandemia, ritornare alla fede della e nella resurrezione, alla fiducia nel Signore vivente può rasserenare e dare pace dove umanamente non ne troviamo motivo e senso. Sofferenza, solitudine, morte, malattia, depressione, angoscia, precarietà economica, povertà… Oggi tutto questo emerge con forza nei nostri vissuti quotidiani.

Noi, che cerchiamo di essere discepoli del Signore, dobbiamo sforzarci di non perdere la piccola luce che viene dalla fede, non dimenticando che anche in tutte queste situazioni non siamo soli: “Io sono con voi tutti i giorni” (Mt 18,20). E la vita che qui si interrompe, anche in situazioni tragiche, continua nel Regno, nelle braccia del Signore, davanti al suo volto.

I salmi ci invitano a contemplare questa realtà del volto del Signore, oggi velato, ma che si manifesterà pienamente a noi: “Pienezza di gioia davanti al tuo volto” (Sal 16,11); “Mi farai stare per sempre davanti al tuo volto” (Sal 41,13); “Camminerò davanti al volto del Signore sulla terra dei viventi” (Sal 116,9).

Guardiamo a lui, il Salvatore e Redentore delle nostre vite.

Invochiamolo e gridiamo a lui di volgere il suo sguardo benevolo su ciascuno di noi e su tutta l’umanità affaticata, piegata e bisognosa di essere sollevata, curata e amata.

E il Signore doni a tutti la capacità di volgere sugli altri il suo sguardo di benevolenza che viene dal suo amore e dalla certezza che lui è il Signore dei viventi e non dei morti.

sorella Roberta