Uno sguardo che si posa

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23 novembre 2020

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 21,1-4 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 1 Gesù alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio. 2Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, 3e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. 4Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».


“Alzati gli occhi, vide … Vide anche” (vv. 1.2). In questi pochi versetti che oggi il vangelo ci offre, protagonisti sono gli occhi di Gesù. Occhi che “sempre aperti osservano / le sue pupille scrutano gli uomini” (Sal 11,4). Occhi che guardano e vedono, non sbirciano fugacemente per giudicare ma si posano e osservano oggetti e persone. Non guardano oltre ma guardano e vedono la realtà, una realtà che osservata con un occhio “semplice” (Lc 11,34) diviene rivelativa.

Gesù vede... Vede ricchi che fanno la loro offerta. Maschere di un volto che vogliono nascondere, i ricchi non mancano di mostrare la loro generosità, di esporsi allo sguardo altrui. Bardati dietro un’immagine esteriore basata su ciò che possiedono, non si nascondono, anzi amano ostentare i loro beni ed essere visti e “salutati, e sedere ai primi posti” (cf. Lc 20,46).

Gesù vede anche... Gesù, di fronte al tesoro, il luogo più prezioso della casa di Dio, vede tutti e ciascuno. Vede chi getta tanto, il di più, e vede la mancanza, una mancanza assoluta: una vedova, povera. Questa donna manca del marito, manca della relazione essenziale di amore, e manca di beni, manca del necessario per vivere. Anche i poveri li possiamo vedere sempre, ma noi che sguardo rivolgiamo loro? Limpido e semplice come quello di Gesù? Gesù “alza gli occhi” (v. 1) per guardare proprio quello che noi spesso sfuggiamo, ciò da cui noi distogliamo lo sguardo.

Gesù vede una mancanza colmata dal donare, non dal ricevere. Questa povera vedova che non ha di che vivere mette letteralmente “tutta la vita che aveva” (v. 4) nel suo dono; dona la vita. Questo il suo unico tesoro, il suo tutto, donato per quello che per lei è il vero tesoro, Dio. Follia? O estrema fiducia? Gesù nel suo insegnamento aveva detto: “Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore” (cf. Lc 12,34): il cuore di questa donna non è diviso tra diversi padroni, è completamente abbandonato al suo unico tesoro, Dio. Essa non si fa paralizzare dalla sua povertà, dalla sua pochezza, ma dona tutta la sua mancanza in un fiducioso abbandono al Dio della promessa: “Se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?” (Mt 6,30).

Poco prima Gesù ha messo in guardia dalla dilagante ipocrisia: il voler far vedere ciò che non è. Qui Gesù ci spinge invece a guardare proprio a ciò che è, quella realtà che non riusciamo a guardare perché destabilizza e inquieta i nostri occhi di privilegiati. Nessuno si sarebbe accorto di quella povera vedova al tempio se lo sguardo di Gesù non l’avesse resa visibile, reale. Questo è lo sguardo di Gesù, questo è lo sguardo del Padre. Quell’unico sguardo che vede la “piccolezza di ogni suo servo” (cf. Lc 1,48) e assicura la salvezza, anche a noi, poveri e mancanti che ancora, e sempre, tratteniamo parte del nostro tutto per paura, per poca fiducia.

Quella donna non è lì per Gesù, non è una sua discepola, non lo sta seguendo per ascoltarlo. Nessuno saprebbe nulla di questa donna se Gesù non avesse visto e raccontato ciò che aveva fatto. Eppure proprio ora, alla fine del suo ministero, quando egli stesso sta per donare il suo tutto, è proprio lei “a raccogliere l’eredità del messaggio di Gesù: ‘In verità io vi dico’. C’è un insegnamento, un insegnamento importante. È come se Gesù mettesse in cattedra una poveretta, direbbe qualcuno” (A. Casati).

sorella Elisa