Esercizi di libertà

Photo by Sergey Mazhuga on Unsplash
Photo by Sergey Mazhuga on Unsplash

1 febbraio 2021

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 5,1-20 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù e i suoi discepoli 1 giunsero all'altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. 2Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. 3Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, 4perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. 5Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. 6Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi 7e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». 8Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest'uomo!». 9E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione - gli rispose - perché siamo in molti». 10E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese. 11C'era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. 12E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». 13Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.
14I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. 15Giunsero da Gesù, videro l'indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. 16Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all'indemoniato e il fatto dei porci. 17Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
18Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. 19Non glielo permise, ma gli disse: «Va' nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». 20Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati
.


È appena trascorsa una notte insonne di angoscia, in cui i discepoli si sono visti vicino alla morte nel mare in burrasca. Nonostante l’insegnamento di Gesù, i discepoli non avevano compreso il senso vero di quelle parole pronunciate quel giorno sulla riva del mare (cf. Mc 4,13).

Ora sono giunti all’altra riva tra i pagani, come annunciava il profeta:

“Mi feci ricercare da chi non mi consultava,
mi feci trovare da chi non mi cercava …
abitavano nei sepolcri,
passavano la notte in nascondigli” (Is 65,1.4).

Un indemoniato, uomo disumanizzato e lacerato dentro, gli corre incontro. Qui colpisce la lotta che si consuma: lotta fra chi è libero e chi è incatenato. Ma chi è libero per davvero in questo racconto? C’è chi si crede libero, e incatena gli altri; e chi per restare libero e liberare gli altri, accetta anche di andarsene (cf. v. 17).

Ora, dopo l’insegnamento a parole (Mc 4), Gesù nella pratica ci fa fare esercizi di libertà, la sua è quasi una pedagogia della libertà. Prima, infatti, scioglie i legami e le catene dell’uomo indemoniato: questi si dibatte e si ribella perché gli altri – invece di averne cura – lo legano e lo escludono, come se avessero paura di parlargli e di lasciarlo esprimere. Gesù invece gli parla, lo interroga con pazienza (v. 9: “gli domandava”), lo accompagna per mano fuori dalle sue prigioni interiori ridandogli parola e fiducia. Quell’uomo infatti non sa chi è, non conosce ciò che si muove dentro di sé, ne ha paura, non sa spiegarlo nemmeno a se stesso, e di conseguenza si comporta in modo autodistruttivo: è come se attendesse la Parola che lo unificherà, sulla quale fondare la propria esistenza.

Gesù, poi, lo spinge nel mare della vita, senza legarlo a sé (vv. 19 ss.), lo spinge a non avere paura della propria esperienza, lo invita a testimoniare la liberazione che ha ricevuto, ad annunciare la buona notizia vissuta, cioè quel vangelo che ha conosciuto concretamente nella relazione con lui.

Una parola chiave del racconto è “paura”: in modo esplicito ricorre al v. 15 (i cittadini hanno paura nel vedere un uomo risanato: è quasi un paradosso!). Questa paura ricorda quella dei discepoli la notte passata (cf. Mc 4,41), che è la mancanza di fiducia di chi non vede ciò che il Signore opera (cf. Mc 4,12). È la paura della libertà, quella della Legione che teme l’azione di Dio nella storia, la stessa paura che muove l’uomo risanato a supplicare di restare con Gesù, perché è più facile restare incatenati o cercare nuove catene che correre il rischio di buttarsi nella vita con fiducia, per amore, con l’impegno e la speranza di instaurare relazioni liberanti.

E noi? Come sono le nostre relazioni? Veramente fraterne, cioè che mirano alla libertà dell’altro? Sappiamo (e vogliamo) noi creare rapporti sani e trasparenti, che non solo lascino liberi gli altri ma che li liberino dai mille legami che insidiosamente noi stessi siamo tentati di forgiare? E che aumentino quindi la libertà in noi? Siamo in grado di riconoscere quelle relazioni che ci incatenano in dinamiche insane, sappiamo dare il nome a questo, oppure cerchiamo in mille modi di convincerci di essere liberi e capaci di liberare, autoingannandoci con le nostre stesse parole (che però di fatto ci frammentano e ci dividono dalla vita), perché abbiamo paura della libertà che ci è stata donata?

un fratello di Bose