Un Padre, tutti figli e fratelli

Photo by Patrick Perkins on Unsplash
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1 marzo 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 6,7-15 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:" 7Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. 8Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
9Voi dunque pregate così:

Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
10venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
11Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
12e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
13e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.

14Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; 15ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.


“Non sprecate parole” (v. 7), “Non come i pagani” (cf. v. 8): Gesù prima di farci dono di un insegnamento fa un’operazione di semplificazione, inizia dal togliere, dal diminuire. Fate e dite meno, fate silenzio, sembra dire! Non parole moltiplicate per ricevere da Dio benefici, risposte ai propri bisogni, ma silenzio e spazio per lasciare che ciò di cui abbiamo veramente bisogno ci raggiunga. Perché colui al quale ci stiamo rivolgendo non è un estraneo, non è un giudice severo, ma qualcuno che ci conosce, che vede in profondità il nostro cuore. Perché tanto spesso noi lo dimentichiamo? 

Gesù non fa che condividere con i discepoli la sua personalissima preghiera al Padre, apre una finestra e permette a tutti noi di gettare uno sguardo sul legame di intimità che unisce Padre e Figlio. Gesù ce lo fa gustare perché anche noi possiamo entrare a farne parte, se lo desideriamo.

La preghiera di Gesù e dei suoi discepoli può iniziare quando invece di pensare a un Dio remoto, “l’Onnipotente”, si pensa a un “tu”, quando si entra in un dialogo con una persona cui siamo disposti a fare fiducia. Rivolgiamo il nostro sguardo chiedendo aiuto, pietà, o ringraziando, solo verso qualcuno che riconosciamo come coinvolto nella nostra vicenda umana, coinvolto con amore e cura.

Il Padre cui ci rivolgiamo è un Padre che si colloca oltre le nostre rappresentazioni di qualsiasi paternità umana, egli è un “Padre che è nei cieli” (v. 9), una paternità di altra natura; è un Padre “nostro”, che nella sua essenza apre alla filialità e alla fraternità. Non possiamo possedere Dio Padre come una nostra proprietà privata: il Padre è sempre comune, è amore condiviso con i “fratelli tutti”. Nessuno può ergersi come originale figlio e conoscitore di un tale Padre, perché egli è Padre di tutti.

È un Padre che si prende cura in modo premuroso, ogni giorno, dei figli e che dona cibo e sostegno per il nostro corpo (cf. v. 14). È quindi un Padre del quotidiano, è il Padre dei re-inizi, è il Padre della quotidiana conversione, è il Padre che non pone limiti o confini temporali e spaziali. Questi li imponiamo o ce li imponiamo noi essere umani, egli è il Padre dell’“ogni giorno”.

È un Padre che oltre al pane quotidiano per il corpo ci fa dono dell’essenziale per poter vivere da figli-fratelli: il perdono. Il Padre di Gesù e Padre nostro è un padre che perdona per aprire a noi la via del perdono. Gesù sa che le relazioni fraterne si possono guastare, ci si può ferire, la comunità, la famiglia sono sempre insidiate da divisioni, dal conflitto. Nella preghiera ci invita a rivolgere lo sguardo a colui che è perdono per noi. Guardare a lui, pregarlo non è utile a lui, ma può cambiare noi, le relazioni che viviamo.

È un Padre che non ci abbandona nei nostri deserti, nelle nostre fatiche del vivere, ma ci rende capaci di libertà: il Padre ci crea liberi e ci rinnova continuamente la fiducia che noi possiamo e sappiamo scegliere di rimanere liberi dalle catene del male, dell’egoismo, della falsità, della menzogna.

Innalzare a Dio la preghiera che Gesù, il Figlio, ci ha insegnato, ci introduce nella relazione con il Padre che Gesù stesso ha vissuto, ci apre quindi lo spazio di libertà dei figli, ci permette di rimetterci sempre e nuovamente alla scuola del Cristo che è apparso per “insegnarci a vivere in questo mondo” (Tt 2,12) e ci lascia parole e gesti per poterlo seguire ed essere suoi collaboratori nell’opera del Padre, come fratelli e sorelle tutti, amati da un unico Padre.

sorella Elisa