“Io la depongo da me stesso”

Photo by Nicholas Barbaros on Unsplash
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1 aprile 2021

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 14,12-21 (Lezionario di Bose)

12Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». 13Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo. 14Là dove entrerà, dite al padrone di casa: «Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?». 15Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». 16I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. 17Venuta la sera, egli arrivò con i Dodici. 18Ora, mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: «In verità io vi dico: uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». 19Cominciarono a rattristarsi e a dirgli, uno dopo l'altro: «Sono forse io?». 20Egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che mette con me la mano nel piatto. 21Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell'uomo, dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito! Meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!


In questo passo dell’evangelo secondo Marco, in questo giorno del giovedì santo, la liturgia ci presenta e ci annuncia un Gesù che va consapevolmente, liberamente, verso la sua passione e morte. Gesù sembra avere presente tutti i dettagli: spiega ai discepoli nei minimi particolari ciò che deve accadere quel primo giorno degli Azzimi, di quella festa di Pasqua in cui il popolo ebraico ricordava la liberazione dalla schiavitù in Egitto a opera del Signore per mezzo del suo servo Mosè. Gesù ha presente tutto, anche il tradimento di uno dei suoi discepoli più stretti: Giuda. E vi va incontro consapevolmente, liberamente, senza sottrarsi a ciò che ha davanti.

È venuto infatti il momento per Gesù, come forse a volte avviene anche per noi nella vita, in cui la via si fa più stretta che mai e in cui comprendiamo che la nostra libertà, l’unico modo che ci è restato per poter esercitare la nostra libertà, non è tanto e non è più fare quello che si vuole, ma volere quello che si fa. E Gesù ha imparato a volere, a scegliere liberamente e a vivere nell’amore ciò che gli altri fanno di lui. E questa libertà della sua coscienza, questa libertà interiore in cui egli si manifesta veramente come Signore degli eventi che pur lo attendono e che gli altri gli impongono, nessuno gliela può e gliela potrà mai togliere, su di essa nessuno può esercitare nessun potere, e dunque nessuno potrà mai renderlo schiavo.

Certo, questa libertà Gesù e il credente, il discepolo di Gesù, la può esercitare a un’unica condizione: essere disposto a pagare qualsiasi prezzo pur di rimanere libero, anche ad andare incontro alla morte; la nostra libertà, dunque, noi la troviamo solo nella misura in cui ci liberiamo dalla paura della morte. È la paura della morte, infatti, che ci toglie la libertà, e questa, in fondo, e solo questa, è la forza dell’avversario, forza da cui Gesù ci ha liberati liberandoci dal potere della morte, e dunque donandoci la possibilità di essere veramente uomini e donne liberi, come recita la Lettera agli Ebrei quando afferma che “Cristo è divenuto partecipe” della nostra condizione mortale “per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che per paura della morte erano soggetti a schiavitù per tutta la vita “ (Eb 2,14-15).

Così, poco prima della sua passione, nella quale altri sembrano togliergli la vita ed egli sembra essere trattato come un oggetto, passato di mano in mano, deriso, percosso, schiaffeggiato, sputacchiato, e infine crocifisso, fatto morire della morte degli schiavi e dei maledetti, Gesù può dire: “Nessuno mi toglie, mi strappa, mi rapisce, mi porta via, mi ruba la vita, ma io la depongo da me stesso” (cf. Gv 10,18). E questo è l’inizio della sua vittoria, questa sua libera consegna è già annuncio della sua effettiva vittoria sulla morte, è già annuncio della sua resurrezione, è già annuncio pasquale, per lui e per l’umanità intera.

Non solo, ma tale vittoria Gesù la compie non per un senso del dovere o di superiorità, ma solo per amore (cf. Gv 13,1), diventando così egli stesso annuncio che in lui è l’Amore e solo l’Amore che vince e che sconfigge definitivamente la morte.

sorella Cecilia