Io sono con voi

Photo by Annie Spratt on Unsplash
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6 aprile 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 28,16-20 (Lezionario di Bose)

In quei giorni 16Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. 17Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. 18Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. 19Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».


Leggiamo oggi il ricco brano conclusivo del vangelo di Matteo. 

Dopo una breve introduzione che colloca geograficamente e simbolicamente quanto sta accadendo, Gesù risorto dà i suoi ultimi insegnamenti.

In questa prima settimana di pasqua sono proposti alla nostra riflessione i brani conclusivi dei quattro vangeli e stupisce un dato costante: l’incredulità dei discepoli. Incredulità che, se la sappiamo vedere, continua ad abitare anche in noi. Ma perché ancora sorgono dubbi nei nostri cuori? Perché gli undici discepoli, prostrati davanti alla visione del Signore risorto, dubitano? Tutto si è compiuto secondo quanto indicato da Gesù, gli undici sono lì sul monte indicato, lo vedono, si prostrano davanti a lui, tutto, veramente tutto indica un compimento assoluto… come mai quell’annotazione: “Essi però dubitarono” (v. 17)? Perché quella frase, che appare così stonata, sull’incredulità dei discepoli?

Il motivo è molto semplice: in quegli undici discepoli siamo rappresentati anche noi. Sì, veramente sperimentiamo ancora una volta come il vangelo parli di noi, di come siamo fatti, dei sentimenti e delle aspettative che ci abitano.

La prima fra queste aspettative è “l’andare a vedere”, convinti che così saremo persuasi e i nostri dubbi spariranno. No, non è così, non è stato così per gli undici e non è così per noi. Ancora non abbiamo capito che la fede nasce dall’ascolto e non dalla visione?

Ma Gesù conosce i suoi, conosce cosa abita il cuore degli undici e cosa abita il nostro cuore. Ci vede mentre siamo prostrati davanti a lui proprio come gli undici. Vede anche la nostra incredulità e i nostri dubbi. Ma ecco che ancora una volta non ci abbandona ma compie un gesto bellissimo: Gesù si avvicina.

Veramente commovente questo avvicinarsi di Gesù. La distanza tra noi e lui è ridotta dal suo venirci incontro, dal suo avvicinarsi a noi. Tutti i nostri sforzi non potranno far altro che accogliere questa sua iniziativa di venirci incontro, noi non possiamo far altro che predisporre tutto perché questo avvenga.

E lo scopo di questo avvicinamento è il parlarci. Spesso però quando ci capita di avere a che fare con il Signore siamo noi quelli che vogliono parlare, mentre dovremmo essere capaci di far tacere in noi ogni altra voce che non sia la sua. Le voci che ci abitano facilmente soffocano la sua parola e non riusciamo a sentirla. In questo gli undici ci sono di esempio perché sono riusciti a stare in silenzio. E così hanno ascoltato quella che è la sintesi di tutto l’insegnamento di Gesù, la sintesi di tutto il vangelo: “Io sono con voi tutti i giorni” (v. 20).

Ecco cosa può dissipare i nostri dubbi e ravvivare la nostra fede: il riaccogliere costantemente, attraverso l’ascolto, la promessa che accanto a noi c’è una presenza che ci conosce, ci ama, ci è vicina. È la presenza del Signore risorto, la sola presenza che ci può far percepire di non essere più soli.

fratel Dario