Il pane che non marcisce

Photo by YUCAR FotoGrafik on Unsplash
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23 aprile 2021

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 6,16-29 (Lezionario di Bose)

In quel tempo16venuta la sera, i suoi discepoli scesero al mare, 17salirono in barca e si avviarono verso l'altra riva del mare in direzione di Cafàrnao. Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; 18il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. 19Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. 20Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!». 21Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.   22Il giorno dopo, la folla, rimasta dall'altra parte del mare, vide che c'era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. 23Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie. 24Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. 25Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». 26Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. 27Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». 28Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». 29Gesù rispose loro: «Questa è l'opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».


Appena prima del nostro brano, Gesù aveva reso grazie a Dio per i pochi pani e pesci di un ragazzo e li aveva distribuiti alla folla che si era saziata. E subito si è ritirato tutto solo per non essere fatto re. Il dono del pane abbondante per tutti era rivelazione della gratuita compassione di Dio che Gesù è venuto a narrarci, non un modo per sedurre la folla, approfittando della sua incomprensione entusiasta.

È sera e i discepoli soli si imbarcano verso l’altra riva del mare. È notte, e Gesù non li ha ancora raggiunti. Dopo tre o quattro miglia troppo faticose per il mare così agitato, vedono Gesù che si avvicina camminando sul mare e hanno paura. Solo quando Gesù parla lo riconoscono e, prendendolo sulla barca, subito toccano la riva. Hanno paura perché non hanno capito il segno dei pani, né il suo camminare sul mare: segni della compassionevole signoria di Dio presente in Gesù

Senza il Signore, non siamo in grado di arrivare all’altra riva, evocazione della nostra meta, della vita salvata dall’amore. Il Signore lo sa e ci viene in soccorso, ma senza sostituirsi a noi, senza esonerarci dalla nostra buia fatica. E che è il Signore lo riconosciamo dalla voce, come le pecore il pastore; voce che dice: “Non temere!”, come fu fin da Abramo (Gen 15,1).

Contemporaneamente c’è la ricerca di Gesù da parte della folla che tiene d’occhio le barche per sapere dov’è Gesù, dove cercarlo. Questa ricerca è sincera ma non veritiera, e Gesù non l’apprezza: dall’entusiasmo capisce che han preso fischi per fiaschi, come capita anche a noi. 

Gesù non è venuto per toglierci il bisogno, di pane e di tutto ciò che ci occorre come umani, bisognosi per natura, ma per insegnarci a condividere il poco o tanto che abbiamo perché basti per tutti. E quel pane così abbondante per tutti è un segno. E dobbiamo imparare a leggerlo nelle parole con cui lo spiega alla folla che ha sfamato.

“Lavorate non per il cibo che perisce ma per quello che dura per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà” (cf. v. 27). E spiega qual è il lavoro per il pane che non verrà mai meno: “Credere a colui che egli ha mandato” (cf. v. 29). Aderire, credere con fiducia al Signore Gesù è il lavoro a giornata che ci procura il pane che non marcisce. Come diceva Gesù: “Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato”, così anche per noi il pane per vivere una vita che non muore, cioè una vita nell’amore, è compiere la parola di Dio e di Gesù, per vivere della comunione con lui.

Questo pane che sostiene e alimenta la vita è Gesù stesso, e seguirlo, ascoltandolo e obbedendogli, è ricevere nutrimento dalla sua vita. È la comunione con la vita di Gesù ciò che ci nutre, tentando di vivere come lui: a favore di chi incontriamo, non facendo riserve di noi stessi. Come lui, che tutto ha condiviso con noi. Perché è lui l’incarnazione della compassione di Dio per gli umani tutti, del suo cercare, chiamare e salvare ciò che si perde. 

E così compiamo l’opera di Dio che diventa anche la nostra: aderire con fiducia, amore e gratitudine al figlio suo che è stato fatto figlio dell’uomo, sul quale il Padre, avendo riconosciuto in lui tutta la sua compassione, ha messo il suo sigillo.



sorella Maria