II nascondimento

Photo by Monica Valls on Unsplash
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28 aprile 2021

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 7,1-13 (Lezionario di Bose)

In quei giorni 1 Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
2Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. 3I suoi fratelli gli dissero: «Parti di qui e va' nella Giudea, perché anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu compi. 4Nessuno infatti, se vuole essere riconosciuto pubblicamente, agisce di nascosto. Se fai queste cose, manifesta te stesso al mondo!». 5Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui. 6Gesù allora disse loro: «Il mio tempo non è ancora venuto; il vostro tempo invece è sempre pronto. 7Il mondo non può odiare voi, ma odia me, perché di esso io attesto che le sue opere sono cattive. 8Salite voi alla festa; io non salgo a questa festa, perché il mio tempo non è ancora compiuto». 9Dopo aver detto queste cose, restò nella Galilea. 
10Ma quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto. 11I Giudei intanto lo cercavano durante la festa e dicevano: «Dov'è quel tale?». 12E la folla, sottovoce, faceva un gran parlare di lui. Alcuni infatti dicevano: «È buono!». Altri invece dicevano: «No, inganna la gente!». 13Nessuno però parlava di lui in pubblico, per paura dei Giudei.


Gesù ha appena parlato del pane di vita, parole dure che molti dei suoi discepoli non possono accogliere (Gv 6,66). Mentre molti lo abbandonano, alcuni giudei lo cercano per ucciderlo. Egli è oggetto di scandalo e contraddizione, secondo la profezia di Simeone (Lc 2,34-35).

Anche i suoi fratelli lo mettono alla prova: l’autore del quarto vangelo ci dice che essi, non credendo in Gesù (Gv 7,5), lo esortano a compiere in pubblico e non di nascosto le sue opere per manifestarsi al mondo. Ma, alla fine del brano, sarà la folla a parlare di Gesù in modo nascosto e non pubblicamente per paura dei giudei. Inoltre, mentre viene esortato a compiere le sue opere, Gesù rivela che il mondo lo odia perché egli attesta che le opere del mondo sono malvagie. Infine questo episodio è incluso nello spazio di una ricerca: all’inizio e alla fine si dice che i giudei cercavano Gesù per ucciderlo; questo ci pone di fronte alla domanda: perché cerchiamo Gesù?

Al cuore del discorso c’è l’affermazione di Gesù: “Il mio tempo non è ancora venuto” (v. 6). Abbiamo già sentito questa affermazione a Cana. A Maria, che lo sollecita a intervenire, egli dice: “Non è ancora giunta la mia ora” (Gv 2,4). Ma subito dopo compie il primo dei segni, manifesta la sua gloria e i discepoli credono in lui (Gv 2,1-11).

Per il quarto vangelo l’ora di Gesù è l’ora della croce, della gloria paradossale e scandalosa di un Dio crocifisso. Non una rivelazione di potenza, ma gloria della debolezza più estrema e irricevibile, la sola a poter narrare l’amore che si dà totalmente fino alla fine. Colui che è la verità agisce come un Dio nascosto, non cerca il successo del mondo, fugge il clamore delle folle che pure fanno un gran parlare di lui (cf. Gv 7,21). Potremmo dire che la verità sovente non è quella che approda al clamore mediatico dei giornali e di altri mezzi di comunicazione, perché la verità che, nelle nostre vite di credenti è il Cristo, ha un tempo e un’ora che nessuno di noi conosce, possiamo accoglierla e attenderla solo nella fede e non nella visione di eventi prodigiosi.

Ci è chiesta una fede umile e silenziosa capace di sopportazione nel senso paolino, hypomoné, di fronte alle contraddizioni, all’abbandono e al tradimento di quanti consideravamo amici, fratelli, discepoli (cf. Gv 6,70-71); una fede che è obbedienza silenziosa alle parole del maestro, un’obbedienza vera che non chiede di conoscere e comprendere tutto (cf. Gv 2,5), ma si radica in maniera nascosta, come le radici, nel terreno della fiducia e dell’amore.

L’autore del vangelo sembra metterci in guardia da un uso della parresia, parola e azione pubblica, che non sia al servizio della verità, ma del proprio interesse.

Essere discepoli di Gesù esige di saper agire al tempo opportuno senza cercare visibilità e plauso, con la fiducia che il Padre vede nel segreto (cf. Mt 6,6).

Quando giungerà il tempo opportuno, nell’ora che non ci aspettiamo, quando anche le nostre opere malvagie saranno svelate, sapremo accogliere questo giudizio in spirito di conversione e pentimento, riconoscendo l’amore misericordioso del Padre che ha mandato il Figlio non per condannare, ma per salvare il mondo (cf. Gv 12,47)?

Qualunque risposta daremo in coscienza, il Signore, con insistenza nel quarto vangelo ci chiede di rimanere in questa sequela, a volte sfiduciata, scoraggiata; rimanere nel nascondimento rifiutando le logiche dell’apparenza e del consenso, rimanere nell’umiltà di chi è umiliato dalle menzogne, da giochi di potere più grandi di noi, dalle fatiche del tempo che inesorabilmente e impietosamente passa sui nostri fallimenti nella carità e nel peccato; rimanere come estremo atto di fede e amore in quello spazio aperto da colui che ci ha amati, ci ama e ci amerà fino alla fine e oltre nella luce gloriosa del Cristo risorto che annuncia la pace, nel dono senza misura dello Spirito nostra forza e consolazione perché ogni giorno noi possiamo silenziosamente rimanere.

fratel Nimal