Come mai costui conosce le Scritture

Photo by CHUTTERSNAP on Unsplash
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29 aprile 2021

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 7,14-24  (Lezionario di Bose)

In quei giorni 14quando ormai si era a metà della festa, Gesù salì al tempio e si mise a insegnare. 15I Giudei ne erano meravigliati e dicevano: «Come mai costui conosce le Scritture, senza avere studiato?». 16Gesù rispose loro: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato. 17Chi vuol fare la sua volontà, riconoscerà se questa dottrina viene da Dio, o se io parlo da me stesso. 18Chi parla da se stesso, cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che lo ha mandato è veritiero, e in lui non c'è ingiustizia. 19Non è stato forse Mosè a darvi la Legge? Eppure nessuno di voi osserva la Legge! Perché cercate di uccidermi?». 20Rispose la folla: «Sei indemoniato! Chi cerca di ucciderti?». 21Disse loro Gesù: «Un'opera sola ho compiuto, e tutti ne siete meravigliati. 22Per questo Mosè vi ha dato la circoncisione - non che essa venga da Mosè, ma dai patriarchi - e voi circoncidete un uomo anche di sabato. 23Ora, se un uomo riceve la circoncisione di sabato perché non sia trasgredita la legge di Mosè, voi vi sdegnate contro di me perché di sabato ho guarito interamente un uomo? 24Non giudicate secondo le apparenze; giudicate con giusto giudizio!»


“Si era a metà della festa” (v. 14): si tratta della festa delle Capanne (cf. Gv 7,2), festa celebrata in autunno durante tutta una settimana. Festa eminentemente escatologica, che unisce il ricordo della creazione e l’attesa del regno di Dio. Si prega per la pioggia e all’epoca del tempio si attingeva l’acqua a Siloe e la si offriva in libagione. L’acqua, la gioia, la proclamazione della signoria di Dio (cf. Zc 14,9) rimandano all’origine della vita e al compimento finale, in cui l’umanità darà voce alla creazione per celebrare la bontà e la salvezza di Dio. 

C’è un compito che spetta all’uomo e questo ha a che fare con il sabato, la circoncisione, la Legge: ricevuti e da custodire, donati e accolti per entrare in un’alleanza che ripartisce l’agire di Dio e l’agire dell’uomo. 

Appaiono qui anche le dinamiche che ostacolano e contraddicono questa vocazione umana, anzi la pervertono: “Come mai costui conosce le Scritture, senza avere studiato?” (v. 15), “Perché cercate di uccidermi?” (v. 19), “Chi cerca di ucciderti?” (v. 20). Queste domande svelano che alla radice dell’ingiustizia c’è l’appropriarsi di ciò che è un dono, la pretesa di averne l’esclusività, il sotterfugio della menzogna

“Gesù salì al tempio e si mise a insegnare” (v. 14): è la terza volta che nel Vangelo di Giovanni Gesù è nel tempio. Al capitolo 2, prima della festa di Pasqua, entra nel tempio e scaccia quanti con i loro commerci hanno trasformato la casa del Padre suo in un mercato; al capitolo 5,14 Gesù si trova nel tempio e vi incontra il paralitico che aveva appena guarito e lo esorta a non peccare; qui sale al tempio e per la prima volta è detto che insegna in questo luogo. Preghiera, espiazione dei peccati, insegnamento: attività che convenivano al tempio e riassumevano la funzione che aveva assunto. 

Ma chi ha diritto di insegnare? Qual è il rapporto con la Scrittura che preserva dall’appropriazione e dalla strumentalizzazione? L’insegnamento di Gesù rispecchia pienamente la tradizione biblica: l’obbedienza al comandamento apre la via alla comprensione (cf. Es 24,7), “chi vuol fare la volontà di Dio, conoscerà se questa dottrina viene da Dio” (v. 17). L’intelligenza spirituale non è disgiunta dalla decisione interiore che rende disponibili a obbedire. Inoltre, dice Gesù: “La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato” (v. 16). Gesù per primo non si appropria della Scrittura, si presenta come colui che ha ricevuto questo insegnamento (il termine didaché è quasi esclusivamente neotestamentario) e insieme è stato inviato per annunciarlo. E ancora: Gesù non cerca la propria gloria, ma la gloria di colui che l’ha mandato: qui sta la verità e la giustizia.

Anche per noi, nel nostro rapporto con la Scrittura, rimangono essenziali il desiderio di compierla, il rispetto di chi non se ne appropria, la ricerca della “gloria” di Dio, cioè della manifestazione di ciò che la salvezza opera nell’uomo e nel creato, dell’uomo vivente, secondo il linguaggio di Ireneo di Lione, che è il compimento della creazione.

Questo capitolo 7 di Giovanni riprende delle tematiche già presenti nel capitolo 5: la comprensione che Gesù ha di sé come inviato (cf. 5,24.30.36), il cercare e ricevere gloria dagli uomini (cf. 5,41.44), il rapporto con le Scritture per avere la vita (cf. 5,39), il giudizio giusto (cf. 5,30). 

Nell’ultimo giorno della festa delle Capanne, Gesù annuncia il dono dello Spirito santo (cf. 7,37-39). Solo lo Spirito - acqua che dà vita e gioia che illumina - è colui che, accolto, può rendere le nostre vite docili alle parole della Scrittura, darci l’intelligenza dell’insegnamento del Signore, portare a compimento l’opera trasfigurante della salvezza e farla trasparire nelle azioni delle nostre mani.

sorella Raffaela