"Ecco, egli parla liberamente"

Photo by Dewang Gupta on Unsplash
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30 aprile 2021

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 7,25-39 (Lezionario di Bose)

In quei giorni 25alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? 26Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? 27Ma costui sappiamo di dov'è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». 28Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. 29Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».  30Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora. 31Molti della folla invece credettero in lui, e dicevano: «Il Cristo, quando verrà, compirà forse segni più grandi di quelli che ha fatto costui?». 32I farisei udirono che la gente andava dicendo sottovoce queste cose di lui. Perciò i capi dei sacerdoti e i farisei mandarono delle guardie per arrestarlo. 33Gesù disse: «Ancora per poco tempo sono con voi; poi vado da colui che mi ha mandato. 34Voi mi cercherete e non mi troverete; e dove sono io, voi non potete venire». 35Dissero dunque tra loro i Giudei: «Dove sta per andare costui, che noi non potremo trovarlo? Andrà forse da quelli che sono dispersi fra i Greci e insegnerà ai Greci? 36Che discorso è quello che ha fatto: «Voi mi cercherete e non mi troverete», e: «Dove sono io, voi non potete venire»?». 37Nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva 38chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva». 39Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato.


Il testo di oggi è articolato e ci presenta ancora una volta la divisione che la parola e la vita di Gesù provocano in coloro che lo ascoltano e lo seguono. Il cercare di capire l’identità di Gesù crea posizioni e visioni diverse. Tutti faticano a capire e comprendere chi è Gesù e la novità del suo insegnamento. C’è chi cerca di porre fiducia in lui e accoglie la sua presenza come segno dell’Amore di Dio Padre e c’è chi non si lascia smuovere e vede Gesù come uno che smentisce la fede che professa. Per alcuni giudei le parole di Gesù restano parole non comprensibili, perché essi cercano subito un’oggettività e una risposta che la Parola non può dare, perché si pone su un altro piano, quello della fede, e lascia aperta la porta al nuovo, all’incomprensibile, aperta a quello spazio che permette l’agire di Dio, in cui tutto non è sempre uguale, sotto controllo e razionale. Accogliere Gesù, la sua vita, il suo operare comporta la capacità di fiducia, di affidamento, la disponibilità a essere portati dove non vorremmo andare, a proseguire oltre, a prendere il largo.

Gli ultimi versetti del testo contengono la promessa del dono dello Spirito che sgorga dal seno trafitto di Gesù. Gesù il giorno della festa delle Capanne nel tempio grida: “Se qualcuno ha sete, venga a me e beva chi crede in me”. Questo grido è più di un invito, è annuncio forte e potente: chi va dal Signore e aderisce a Lui vede dissetata la propria sete, il legame con il Signore è ciò che può saziare la nostra vita e conferirle il senso profondo. Dice Gesù alla samaritana: “Chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete in eterno” (Gv 4,14). L’immagine del fiume di acqua viva rimanda all’esodo, quando Dio ha fatto passare attraverso le acque del mar Rosso il popolo liberato dalla schiavitù d’Egitto, e quando ha fatto scaturire acqua dalla roccia per dissetare il popolo dall’arsura del deserto. E’ immagine anche dell’acqua viva sgorgata dal lato destro del tempio, segno della nuova alleanza che Dio stipulerà: “Darò loro un cuore nuovo, uno spirito nuovo metterò dentro di loro. Toglierò il cuore di pietra e darò loro un cuore di carne, saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio” (cf. Ez 11,19-21). “Ecco l’acqua che sgorga dal tempo santo di Dio. A quanti giungerà, quest’acqua porterà salvezza” cantiamo proprio la notte di Pasqua.

Il fiume di acqua rimanda anche alla croce, quando dal fianco trafitto da un colpo di lancia sgorgano sangue ed acqua (Gv 19,34). Il sangue è il dono della vita di Gesù, l’acqua è segno dello Spirito santo, il dono che il Signore Gesù ci lascia. E’ la forza che sgorga dal dono della sua vita per noi, per ciascuno di noi. Non dimentichiamo mai che è proprio lo Spirito santo la forza che sostiene e alimenta la nostra vita, come l’acqua che irrora e feconda la terra. Lo Spirito santo è il dono per eccellenza, la sorgente di vita, quella vera, deposto nel nostro cuore. “Non sapete che siete tempio di Dio e lo Spirito di Dio abita in voi?” (Cor 3,16).

sorella Roberta