All’ultimo posto

Photo by Alexander Ant on Unsplash
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27 maggio 2021

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 14,7-14 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù 7diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: 8«Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, 9e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: «Cedigli il posto!». Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto. 10Invece, quando sei invitato, va' a metterti all'ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: «Amico, vieni più avanti!». Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. 11Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».  12Disse poi a colui che l'aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch'essi e tu abbia il contraccambio. 13Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; 14e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».


Gesù, invitato un sabato per il pranzo da un fariseo eminente, nota come gli altri invitati, sfoggiando vanità e alla ricerca di onori, scelgano i primi posti, ma non sfodera regole di bon ton, non ci propina una lezione di galateo o di buone maniere a tavola. Piuttosto coglie l’occasione, durante un pasto conviviale, per suggerire la postura di un’intera vita, l’opzione fondamentale da scegliere nell’arco della propria esistenza, lo stile di presenza e convivenza con le persone che ci sono accanto. Gesù chiede di abbandonare il primo posto, il posto d’onore, per abitare l’ultimo, quello che ci spetta di diritto ma che lui per primo ha scelto nel suo itinerario di Dio-con-noi.

Charles de Foucauld ricordando una frase pronunciata in una predica dall’abate Huvelin scrisse: “Gesù a Nazaret ha talmente preso l’ultimo posto che nessuno ha potuto toglierglielo”. L’intera vita di Gesù si gioca all’ultimo posto, non solo negli anni nascosti a Nazaret, ma dall’inizio alla fine della sua esistenza, dalla nascita in una mangiatoia di Betlemme, raduno di animali, perché “non c’era posto nell’alloggio” (Lc 2,7), alla morte avvenuta nel “posto” chiamato Cranio, dove fu inchiodato sulla croce insieme ai malfattori (cf. Lc 23,33).

Noi che amiamo, come i farisei, inerpicarci sugli scoscesi e scivolosi sentieri della gloria mondana, degli applausi da capogiro, della buona presunta reputazione da difendere a tutti i costi, dell’ambizione divoratrice della nostra verità più profonda, ci sentiamo provocati da queste parole che non sono un invito alla falsa umiltà o alla modestia di chi si ritiene grande e importante e fa finta di mettersi all’ultimo posto per essere poi riconosciuto, apprezzato, lodato, esaltato, ricadendo sempre nello stesso circolo vizioso di un esibizionismo inappagante.

Mettersi all’ultimo posto significa mettersi alla scuola degli ultimi, come Gesù in fila con i peccatori all’inizio del suo ministero pubblico, vicino alle acque rigeneranti del Giordano e con la presenza del profeta di fuoco Giovanni che chiede austere e radicali opere di conversione. Gli ultimi hanno un’unica caratteristica: non hanno la possibilità di contraccambiare. Sono poveri, storpi, zoppi, ciechi – gli scartati – che non hanno da offrire una ricompensa, che non alimentano i nostri protagonismi e le nostre malconce smancerie, e irridono i nostri ipocriti affarismi e le nostre melense azioni filantropiche. Gesù non ci chiede di svalutare o reprimere la nostra personalità, ma di accogliere la nostra vera identità di peccatori amati dal Padre, che non vivono nel nevrotico mondo dei raffronti e delle esibizioni, che sanno di essere uomini o donne fragili, capaci di stare al proprio posto, accanto e non al centro, e fare il proprio giro di valzer, accogliendo le umiliazioni che la vita ci riserva in abbondanza come occasione per imparare a fare del proprio stare al mondo un dono, esercitandosi nell’arte dell’amore e della tenerezza.

L’ultimo posto è quello della donna e dell’uomo disarmati, che hanno abbandonato le armi feroci da guerra, le lingue affilate che tramano contro, le mani pronte a schiaffeggiare e i piedi a schiacciare, e sanno fare della gratuità il loro tratto distintivo. Scegliere l’ultimo posto è un atto di libertà e di verità. Scegliere la compagnia degli ultimi è un’espressione di amore disinteressato e generoso, che non ha pretesa alcuna.

fratel Giandomenico