Il Signore costruisce la casa

Photo by Solen Feyissa on Unsplash
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28 maggio 2021

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 14,28-33 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:" 28Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? 29Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, 30dicendo: «Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro». 31Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? 32Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. 33Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo".


Due millenni di cristianesimo, secoli di autorevoli interpretazioni e di ragionevoli compromessi non sono bastati a eliminare lo scandalo di questo brano evangelico e dei versetti ancor più esigenti immediatamente precedenti sulla relativizzazione dei legami familiari, la rinuncia alla propria vita e sull’assunzione della croce. L’intera vita di ciascuno di noi, divenuto discepolo di Cristo attraverso il battesimo, si scontra quotidianamente con la follia della croce a cui queste parole ci rimandano. Scandalo e follia del rinunciare a tutti i beni come preliminare per seguire un Messia povero e crocifisso. “Impossibile agli uomini – ci affrettiamo a dire, rifugiandoci in un’altra parola del vangelo – ma possibile solo a Dio…”. Poi però – per dono di Dio, certo – appaiono uomini e donne come i folli in Cristo, di cui oggi facciamo memoria nel martirologio di Bose, o come i giovani benestanti assisani Francesco e Chiara, o come il nobile Charles de Foucauld, che mostrano con la loro vita che è possibile prendere sul serio anche questa parola dura del vangelo, ed è possibile qui e ora, per noi e non per altri.

Ciascuno e ciascuna di noi nel battesimo ha ricevuto la veste nuziale, è morto a se stesso e ha iniziato a costruire: sarà capace di portare a compimento perché è il Signore che costruisce la casa. I padri della chiesa avevano capito il significato profondo di questo attaccamento totalizzante alla persona di Gesù: “Allora sarò veramente discepolo di Gesù Cristo, quando il mondo non vedrà più il mio corpo”, scrive Ignazio di Antiochia ai cristiani di Roma in tempo di persecuzione; “Non è sufficiente abbandonare ciò che è nostro, se non abbandoniamo anche noi stessi”, ribadisce Gregorio Magno in tempi meno difficili; “Sappi di non essere più padrone nemmeno del tuo corpo”, proclama Benedetto a chiunque si affretti sul cammino tracciato nella sua regola.

Il vangelo è radicale, e lo è per ogni cristiano, ma il dono dello Spirito ci dà la forza e la mitezza per non indurirci nel vivere esigenze dure. Non serve odiare la propria vita se non si ama colui che è la nostra vita; non basta portare la propria croce se non si va dietro a colui che si è caricato dei nostri peccati; non si ottiene nulla dalla rinunzia a tutti i propri averi se non ci si accorge del centuplo che ci è concesso fin d’ora. La povertà radicale senza l’amore è come il sale senza sapore, la sequela senza la gioia è come la notte senza il mattino; la morte a noi stessi senza la vita per gli altri è come la croce senza la tomba vuota.

E se talora la nostra vita ci appare priva di senso, se ci sembra di aver sbagliato i calcoli della costruzione, se il torpore spirituale ci assale come un nemico soverchiante, confidiamo nel Signore che è capace di ridare vita a un mucchio di ossa e confidiamo nei fratelli e nelle sorelle che il Signore ci ha messo accanto perché imparassimo a guardare più in là delle nostre povere vite e perché toccassimo con mano ogni giorno la misericordia di Dio che sola ci consente di essere, nonostante tutto, discepoli di Cristo.

fratel Guido