Il Signore si rallegra

Photo by Alexander Ant on Unsplash
Photo by Alexander Ant on Unsplash

29 maggio 2021

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 15,4-10 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:4«Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? 5Quando l'ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, 6va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: «Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta». 7Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.8Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? 9E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: «Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto». 10Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».


Il Signore viene a cercarci: questa è la buona notizia del vangelo di oggi. Di più: egli trova gioia nel trovarci e vuole condividere questa gioia, vuole fare festa per noi

E per trovarci ci cerca accuratamente, pazientemente, come una donna che accende la lucerna e spazza la casa per trovare la moneta caduta a terra, così egli perde tempo ed energie per venirci a cercare nei nostri nascondigli bui e polverosi, nelle nostre notti senza stelle, nelle nostre fughe lontano da lui e dagli altri.

Ci cerca come un pastore che corre il rischio di lasciare tutto il gregge incustodito per cercare quell’unica pecora che si è smarrita: forse può agire così perché sa che il gregge non si disperderà, crede nella forza coesiva data dalla prossimità di ciascuna pecora alle altre. Invece la pecora che se ne va per la sua strada rischia ben presto di smarrirsi non avendo altri riferimenti all’infuori di se stessa: nel deserto, si sa, non si va mai da soli! 

Il Signore ci cerca e quando ci trova prova una gioia incontenibile e contagiosa perché ai suoi occhi ciascuno di noi è prezioso come un figlio unico!

E poi va, vuole condividere con altri questa gioia, perché egli sa che la gioia non è mai piena se non è condivisa: chiama amici e vicini, chiama coloro che lo conoscono, e fa festa perché la fatica della ricerca ha portato frutto, perché il tempo dell’operoso scrutare si è compiuto, perché è stata ristabilita la completezza del gregge o della somma di monete: sì, perché sempre quando qualcuno si perde anche gli altri ne subiscono una menomazione, una lacerazione.

Il Signore viene a cercarci e a noi è chiesto solo di lasciarci trovare e abbracciare dal Signore, di lasciare che sia lui a prendersi cura di noi, che sia lui a caricarsi sulle spalle il peso della nostra miseria e a ricondurci a casa, alla festa senza fine che egli ha preparato per noi.

Il Signore si rallegra per noi e a noi è chiesto solo di partecipare a questa gioia, sia quando siamo la pecora smarrita che viene riportata verso il gregge, sia quando aspettiamo insieme a fratelli e sorelle che egli riconduca nella comunione fraterna chi da essa si era allontanato.

A noi di essere consapevoli che da soli possiamo solo smarrirci, che la nostra perseveranza dipende anche dalla nostra capacità di stare in mezzo, né primi né ultimi, ma semplicemente parte di quell’unico gregge che il Signore ha voluto e radunato.

A noi di gioire insieme a lui per ogni pecora o moneta ritrovata.

A noi di saperci preziosi agli occhi del Signore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e formino un solo gregge con un solo pastore.

A noi di assumere lo stesso suo sguardo benevolo verso l’altro, deponendo ogni giudizio affrettato e superficiale su di lui, e imparando invece che ogni smarrimento porta con sé una ferita, e che ogni ferita non chiede altro che di essere curata.

Il Signore si rallegra e si prende cura di noi. Anche noi impariamo a rallegrarci e a prenderci cura gli uni degli altri!

sorella Ilaria