Giunti a questo punto, che fare?

Photo by Pawel Czerwinski on Unsplash
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1 giugno 2021

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 16,1-9 (Lezionario di Bose)

In quei giorni 1 Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. 2Lo chiamò e gli disse: «Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare». 3L'amministratore disse tra sé: «Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. 4So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua». 5Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: «Tu quanto devi al mio padrone?». 6Quello rispose: «Cento barili d'olio». Gli disse: «Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta». 7Poi disse a un altro: «Tu quanto devi?». Rispose: «Cento misure di grano». Gli disse: «Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta». 8Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.  9Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.


Questa pagina evangelica suscita perplessità. Una parabola, e poi un commento, in cui abbonda l’aggettivo “disonesto”, “ingiusto”. Elogio dell’ingiustizia, dell’immoralità?

Ovviamente no. Si tratta invece di una lucida presa in conto della realtà, capacità spiccata in Gesù. Egli sa che capita a tutti di commettere errori, di amministrare male i beni ricevuti, dunque di essere ingiusti, tradendo la fiducia di chi ce li ha consegnati. In ultima analisi la fiducia del Signore, che ci dona la vita affinché la condividiamo. Giunti a quel punto, che fare? Ci si può indurire, negando l’evidenza. Oppure si può fuggire da sé e dagli altri, con esiti di stordimento e intontimento. 

Per parafrasare Qohelet: “Ho visto un altro brutto guaio sotto il sole, ricchezze che danno alla testa” (cf. Qo 5,12)… La ricchezza e il potere possono dare alla testa, a volte anche poteri infimi, che pure sembrano enormi. Allora perdiamo il senso del reale e finiamo per peccare, cioè per essere ingiusti verso gli altri. Ma di nuovo: giunti a quel punto, che fare? Qui Gesù ci dice che l’amministratore si ferma, pensa e fa il punto. Sì, si può ricominciare. Risultato: una decisione, un fare, parola più presente nella nostra pagina. Ma c’è fare e fare: è sempre questione di stile… 

Altrove Gesù spinge un esperto di Scritture a dire che ciò che conta è fare misericordia (cf. Lc 10,37). E aggiunge: “Parli bene, dunque fa’ così!” (cf. Lc 10,38). Qui, attraverso le parole del padrone, cioè del Signore, afferma che è importante fare con intelligenza, con quella furbizia derivante dalla adesione alla realtà. È la stessa parola presente in un altro detto di Gesù: “Siate intelligenti-furbi come i serpenti e semplici come le colombe” (Mt 10,16). È la lucidità nel comprendere la gravità di una situazione, la prontezza nel cercare una soluzione, il coraggio di decidere. Tutto ciò qui si manifesta come intelligenza nel condonare i debiti.

Fare misericordia, cioè agire con amore, e fare con intelligenza. Ecco l’essenziale del vangelo: l’amore intelligente! O l’amore è intelligente, oppure fa danni; o l’intelligenza si coniuga con l’amore, oppure schiaccia le persone. Non serve molto altro: fare, vivere un amore intelligente, un’intelligenza amorosa. Costa fatica, certo, perché è ben più facile prendere altre scorciatoie. Pensiamoci bene: quante diverse reazioni dell’amministratore Gesù avrebbe potuto citare… Indurimenti, cattiverie, spadroneggiamenti: quante fughe possibili! E invece, giunto sull’orlo, l’amministratore si addolcisce. Scelta di comodo? Può essere, ma pensiamo a noi stessi; a come, posti di fronte a errori palesi, piuttosto che ammettere l’evidenza ci induriamo, magari con motivazioni “spirituali”!

La condivisione, cioè il farsi amici mediante la ricchezza condivisa, che di per sé è sempre ingiusta, è un corollario di questo fare elogiato da Gesù. Sullo sfondo egli fa balenare “le dimore eterne”, cioè il Regno, realtà che riceviamo e dunque condividiamo tra amici. Regno che verrà dal Signore ma che, nel contempo, comincia qui. Quando, di fronte alla mia ingiustizia, al mio peccato, ascolto il Signore Gesù e cerco di rispondere con la vita a una domanda elementare: “Giunto a questo punto, che fare?”.

fratel Ludwig