Un antidoto all'ipocrisia

Photo by Rahul Pandit on Unsplash
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7 giugno 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 6,5-8 (Lezionario di Bose)

In quei giorni Gesù disse ai suoi discepoli :"Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 6Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. 7Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. 8Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate".


All’alba del giorno quando il sole deve ancora sorgere dal monte, ci alziamo, laviamo il volto, beviamo un caffè o un tè e ci mettiamo in ascolto della vita che si ridesta. In quel momento in altre parti del mondo l’umanità è in fermento, sta lavorando, viaggiando, sorridendo.

In altri luoghi, in mezzo a macerie, in un campo profughi o in balia delle onde in mezzo al mare, altra umanità geme e soffre non avendo la certezza del pane quotidiano o addirittura di arrivare a sera ancora in vita.

Altrove, magari vicino a noi, in un letto d’ospedale o in una casa di riposo qualcuno cerca un attimo di pace prima del giorno dopo una notte insonne nel dolore.

Nelle casa i nostri figli dormono ancora come piccoli cuccioli, li guardiamo e facciamo loro una carezza, nei monasteri i monaci si apprestano alla lectio divina.

Poi, nelle case, nei monasteri, nelle strade, inizia il giorno.

“Quando tu preghi, entra nella tua camera”. Entra al mattino nella tua camera, come fosse uno scrigno nel quale è serbato un tesoro che racchiude tutta l’umanità, quella che amiamo e quella che ci è ostile, quella familiare e amica, quella straniera e sconosciuta.

Se lasciamo che dallo scrigno fuoriesca un poco di questa umanità e ci abbracci, da essa riceveremo un antidoto all’ipocrisia. Riceveremo un vaccino che ci proteggerà da qualsiasi pandemia di atteggiamenti che Gesù imputa agli ipocriti: “Nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente”.

L’umanità assunta da Dio in Gesù di Nazaret sarà l’antidoto per non smarrire il senso del nostro ripartire ogni giorno in comunione con l’umanità tutta, del quotidiano metterci in ascolto di quella Parola che può divenire la sorgente da cui attingere le tante parole che andremo a pronunciare nel giorno che ci attende.

Non è scontato e neppure semplice.

Essere ammirati, adulati, guardati, accarezza il ventre di noi tutti, tanto più noi nelle compagini ecclesiastiche.

Il palcoscenico religioso può diventare spazio ottimale per tali messe in scena: la preghiera divenire copione recitato, il canto esibizione canora, i gesti liturgici ginnastica ritmica.

“Chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”.

Gesù quando era ancora buio si alzava e andava a pregare in luoghi solitari. Là ascoltava il Padre, là riceveva la forza per annunciare la buona notizia con parresia e senza timore, il coraggio per mostrare il volto duro ai prepotenti e potenti di turno, non avendo timore di scontrarsi anche con l’apparato religioso del tempo.

Là sul monte, Gesù rimane in silenzio e ascolta, solo dopo parla. La preghiera non è come un brano musicale rap in cui fagocitiamo parole, domande, fiumi di elucubrazioni a pieno ritmo arrivando a stancare il cervello di Dio.

Il Padre, ci ricorda Gesù, sa ciò di cui abbiamo bisogno, solo ponendoci in atteggiamento di ascolto potremo ricevere lo Spirito per discernere come operare e ricevere ciò di cui abbiamo bisogno, quale via scegliere per giungere dove vorremmo.

Consapevoli sempre che le vie scelte da noi non sono le vie di Dio: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie le vostre vie”,allora nell’ascolto giungeremo a conoscere ciò di cui abbiamo veramente bisogno per rimanere umanità figlia del Padre.

fratel Michele