Una parola rivolta al Padre

Photo by Pawel Czerwinski on Unsplash
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8 giugno 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 6,9-15 (Lezionario di Bose)

In quei giorni Gesù disse ai suoi discepoli :"9Voi dunque pregate così:

Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
10venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
11Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
12e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
13e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.

14Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; 15ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.


Ancora una volta ci mettiamo in ascolto di questa unica, necessaria e sufficiente parola che il Signore Gesù ci ha lasciato perché ci rivolgessimo al Padre, sapendo che il Padre conosce tutto e sa ciò di cui abbiamo bisogno.

Gesù ci rimanda alla nostra essenziale natura umana di figli, che ci accomuna tutti come il cielo sopra di noi. Ma questo non è un passaggio scontato, l’esperienza della filialità è spesso ferita, mancante, la nostra conversione deve necessariamente passare dalla conversione dell’immagine che abbiamo di Dio quale padre.

La misconoscenza della ferita derivante dalla nostra esperienza di filialità e paternità è spesso causa di sofferenza per noi e per gli altri, della paura che genera la violenza e il male. Queste “semplici” parole di Gesù possono illuminare tutta la nostra esistenza perché ci riconducono a una paternità che è atto di desiderio e di amore puro; l’atto creatore di Dio che in ogni cuore umano ha instillato una luce di bontà e bellezza che né il male, né la violenza, né il peccato, né l’oblio della dimenticanza potranno mai cancellare.

In ogni situazione, nel dolore, nella sofferenza del non senso, nella persecuzione, nelle fatiche noi possiamo sempre riconoscere nel buio che ci circonda quella luce presente in noi, sapendo che essa brilla nel cuore di ogni essere umano diverso da noi e ci rende fratelli, figli di un unico Padre che è nei cieli.

Questa è la volontà di Dio che nulla ha a che fare con la mera applicazione di precetti morali, di leggi o comandamenti. Dio vuole unicamente il bene dell’uomo, il Signore Gesù lo ha raccontato con la sua vita (cf. Gv 1,18), Dio vuole che l’uomo sia libero e sia felice di essere ciò che è sapendosi amato sempre, e dunque essendo capace lui stesso di quell’amore libero, liberato e liberante con il quale il Padre ci ha amati nel Figlio in eterno (cf. Ger 31,3). Questa è la volontà di Dio per ogni essere umano indipendentemente dalla sua fede religiosa o politica, dal colore della sua pelle, dalla sua educazione, dalla classe sociale o dalla sua sessualità. Dio vuole solo il nostro bene, che noi sappiamo di essere amati da lui sempre, con le nostre fragilità, le cadute, il peccato. Sapendoci amati e perdonati, noi possiamo perdonare l’altro, il nostro fratello e perdonare noi stessi per quel circuito perverso che trasforma la vittima di una violenza in colpevole del male subito, quando non è la stessa società a farlo solo perché un giovane ha la pelle nera e chiede l’elemosina, o perché la sua sessualità non è secondo “l’ordine delle cose”, o perché essendo donna è “naturalmente” oggetto del piacere e della violenza dei maschi.

Questa preghiera ci chiama alla responsabilità di riconoscere la dignità inviolabile di ogni essere umano in quanto figlio dell’unico Padre che fa sorgere il sole sui buoni e sui malvagi, alla responsabilità di rendere reale e concreta la volontà di Dio sulla terra che a ogni suo figlio sia garantito il pane di ogni giorno e che tutti siano liberati dal male della violenza, dell’oppressione e del disprezzo.

Se sapremo conoscere questa luce di bontà e bellezza nel nostro cuore potremo riconoscerla negli altri. La tentazione più grande non è quella che porta al peccato, o la tentazione sessuale, ma la disperazione di chi non sa più vedere questa luce di bontà e bellezza nel suo cuore, e non può riconoscersi amato così come lui è.

Questa preghiera è il grido che risuona nel segreto del cuore di ogni uomo e donna, nella solitudine e nel silenzio, dal grido del bimbo che nasce al rantolo dell’umano di fronte alla morte.

“Perché tutte le nostre energie e sensibilità dell’anima e del corpo siano a servizio dell’amore del Padre” (Fonti Francescane 270).

Perché in ogni nostra parola e azione sia iscritta l’invocazione: Padre Nostro!

fratel Nimal