L’amore sposta il monte

Photo by Pawel Czerwinski on Unsplash
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10 giugno 2021

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 11,22-25 (Lezionario di Bose)

In quei giorni Gesù disse ai suoi discepoli :22 «Abbiate fede in Dio! 23In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: «Lèvati e gèttati nel mare», senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. 24Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. 25Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».


Il vangelo di oggi si apre con un ordine da parte di Gesù: “Abbiate fede in Dio!” (v. 22). Ordine che diventa un’esortazione, un invito. Gesù ci dice che possiamo avere fiducia in Dio e che questa fiducia, questa fede apre le porte all’impossibile: il monte che si getta nel mare (v. 23)!

È il dubitare, il non lasciare vincere in noi la fiducia in Dio, l’ostacolo al compiersi delle nostre domande. Come Pietro che dubita e precipita nelle acque, mentre prima camminava su di esse come e con Gesù, come lui stesso aveva chiesto e desiderato. “Pietro disse: ‘Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque’. Ed egli disse: ‘Vieni!’. Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma per la violenza del vento, si impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: ‘Signore, salvami!’. E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: ‘Uomo di poca fede, perché hai dubitato?’” (Mt 14,28-31).

La nostra vita è fatta di dubbi, di incapacità ad abbandonarci al Signore, di distanza da lui, dal dubbio che ciò che avviene abbia un senso anche se noi non lo vediamo. Rimpiccioliamo la nostra vita alla misura del nostro sguardo, del nostro sentire e dimentichiamo lo sguardo ampio e infinito del Signore. Allargare lo sguardo, respirare a pieni polmoni e in grande è l’invito che Gesù ci rivolge, imparando a non temere, come ci ricorda il salmo 131,2: “Come un bambino svezzato in braccio a sua madre in me è tranquillo il mio cuore”.

Il versetto 25 sembra poi non collegarsi con i versetti precedenti. Penso invece possa illuminarci su cosa è il monte da spostare: il nostro cuore indurito, incapace di amare e di perdonare. Nella preghiera il Signore ci chiede di esaminare se abbiamo qualcosa contro qualcuno, ci chiede la vigilanza di non lasciare crescere in noi l’odio, l’indifferenza verso l’altro. Questi partono sempre da piccoli pensieri, gesti che pian piano crescono in noi e riempiono il nostro cuore. Certo, la vita ci presenta situazioni in cui dobbiamo prendere distanza da qualcuno, situazioni di incomprensioni, di male subito, ma sempre dobbiamo lottare perché il profondo del nostro cuore non venga intaccato dal male, dal desiderio di rivalsa, dall’incapacità di amare il nemico. Possiamo avere qualcosa contro qualcuno, soprattutto se ne abbiamo ricevuto del male, avere rabbia dentro di noi, ma dobbiamo cercare di accogliere questi sentimenti senza che diventino la totalità del nostro cuore, anche lì non dobbiamo lasciar venir meno la nostra capacità di amare. La montagna spostata è allora il non smettere di amare anche nell’impossibilità del rapporto, nella sofferenza del male ricevuto e subito. Infatti Paolo ci ricorda: “Se ho la fede fino a trasportare i monti, ma non ho la carità, non sono nulla” (1Cor 13,2).

Il Signore ci doni di custodire, di fare memoria di quei momenti in cui abbiamo sperimentato e gustato la sua vicinanza che ci hanno aperto alla fiducia, alla fede in lui e all’amore gratuito che lui ci insegna e in cui ci chiama a vivere.

sorella Roberta